Analisi Cloverfield

In Analisi film, Cinema, Mockumentary, Found Footage e P.O.V., Tomàs Avila by Tomas Avila

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Regia: Matt Reeves.
Soggetto: Drew Goddard.
Sceneggiatura: Drew Goddard.
Direttore della fotografia: Michael Bonvillain.
Produttore: J.J. Abrams, David Baronoff, Bryan Burk, Sherryl Clark, Guy Riedel.
Anno: 2008.
Durata: 85’.
Paese: USA.
Interpreti e personaggi: T.J. Miller (Hud), Lizzy Caplan (Marlena), Jessica Lucas (Lily), Michael Stahl-David (Rob), Mike Vogel (Jason), Odette Annable (Beth).

 

 

Nel 2008 uscì nei cinema americani uno dei più interessanti mockumentary di sempre, nonché uno dei film più importanti degli ultimi anni: “Cloverfield”, diretto da Matt Reeves[1].  Sono diversi i motivi di interesse dell’opera di Reeves, dalla campagna pubblicitaria alle varie letture che ne sono state fatte.

New York, una sera come tante altre. Un gruppo di amici organizza una festa a sorpresa, tutto sembra tranquillo, finché un boato fa tremare le pareti della casa in cui si svolge il party ed il cielo si illumina a causa di forti esplosioni. Non è un terremoto, né un attentato ma qualcosa di molto meno prevedibile… (da Mymovies)

 

Indice:
Genesi Campagna di Marketing Interpretazioni, un mostro americano Un film tecnico Uno dei migliori mockumentary 

 

GENESI 

Per prima cosa vediamo come questo “piccolo” ma importante film è venuto alla luce. Tutto gira intorno a tre nomi: J.J. Abrams[2], Drew Goddard[3] e Matt Reeves.
Quello di J.J. Abrams era un nome ben conosciuto già nel 2008. Nonostante avesse da poco girato il suo primo lungometraggio (“Mission: Impossible III”[4], 2006), le serie tv da lui create erano (e restano) tra le più famose e più viste. Parliamo di serie come

j j abrams

J.J. Abrams.

“Felicity”[5], “Alias”[6] e soprattutto “Lost”[7]. In particolare quest’ultima, iniziata nel 2004 e conclusa nel 2010, ebbe un successo incredibile e tuttora viene considerata una delle migliori serie tv. Ciò che interessa di “Lost” è più che altro il fatto che sia diventata col tempo un fenomeno di massa, grazie a un’intelligente campagna di marketing e all’utilizzo di altri media per raggiungere più pubblico e “prolungare” l’esperienza anche oltre allo schermo televisivo. Sono stati sviluppati tre giochi online di “Lost” per espanderne l’universo raccontando altre storie e fornendo indizi utili per i telespettatori. Si può notare già da qui come i prodotti che hanno a che fare con Abrams, puntino sempre su internet come mezzo di propaganda. Non va dimenticato che, prima ancora di essere un regista, Abrams è uno sceneggiatore e un produttore (figlio di un produttore televisivo e di una produttrice esecutiva). Già prima del suo debutto come regista si era occupato delle sceneggiature di film come “A proposito di Henry”[8], “Armageddon-Giudizio Finale”[9] e “Radio Killer”[10] (da lui anche prodotti, escluso il secondo).

Il progetto “Cloverfield” nacque quando ad Abrams, in Giappone per la presentazione di “Mission: Impossible III”, venne l’idea di creare un monster movie che potesse dare vita ad un mostro al cento per cento americano. Un mostro appartenente agli USA, come “Godzilla”[11]

drew goddard

Drew Goddard.

apparteneva al Giappone (nonostante fosse già stato girato da Roland Emmerich[12] un remake nel 1998).

Nel frattempo, proprio nel 2006, la casa produttrice di Abrams e Bryan Burk[13], la Bad Robot[14] fondata nel 1998, era passata alla Paramount Pictures[15] (proprio con la produzione di “Mission: Impossible III”).
Tra i vari script che giravano per le mani di Abrams and co, ne arrivò uno di Drew Goddard, dal quale sarebbe nato “Cloverfield”.
Goddard ed Abrams già si conoscevano, avendo collaborato per le tre serie tv sopra citate. Chi conosce i lavori di Drew Goddard sa bene come sia un grande appassionato di cinema (specialmente quello di genere) e come sia abile a rielaborare e scherzare con i generi cinematografici. Basti pensare al suo primo film da regista: “Quella casa nel bosco”[16].

matt reeves

Matt Reeves.

A questi due nomi se ne aggiunse un terzo: quello di Matt Reeves, già regista di “Tre amici, un matrimonio e un funerale”, un lungometraggio del 1996 e sceneggiatore di diverse pellicole. Abrams conosceva bene anche Reeves, avendoci collaborato in diverse occasioni, tra le quali la già citata serie tv “Felicity”.

I tre si incontrarono e decisero di fare di “Cloverfield” un mockumentary (per essere precisi, un found footage) girato con delle handycam (in realtà sono state usate quattro videocamere: l’amatoriale Panasonic AG-HSC1U, la semiprofessionale Panasonic AG-HVX200 e le professionali  Thomson Viper FilmStream, già usata da Fincher[17] in “Zodiac”[18], e  Sony F23).

Il progetto venne mantenuto segretissimo. Abrams non voleva si sapesse che si trattava di un monster movie, tanto che anche durante i provini degli attori non venne specificata la natura del film. Molti degli attori inizialmente pensavano si trattasse di “Star Trek”[19].

 

 

CAMPAGNA DI MARKETING 

 

La campagna pubblicitaria di “Cloverfield” è ormai celebre. Va detto che non è stato il primo film ad aver sfruttato strategie di questo tipo. Basti pensare al capostipite dei mockumentary, il film shock di Ruggero Deodato[20] “Cannibal Holocaust”[21] (di cui parleremo in un articolo a parte). Il vero punto di riferimento però è stata la campagna virale di  “The Blair Witch Project”[22], della quale abbiamo già parlato in questo articolo.
Certo è che Abrams and co hanno appreso la lezione di Myrick[23] e Sanchez[24], mettendola in pratica ancora meglio dei loro “maestri”.

In “Cloverfield”, come in “Lost”, la campagna di (viral) marketing è basata sul web, con l’intenzione di rendere il film qualcosa di più: un prodotto transmediale.

Abbiamo già parlato della segretezza del progetto, non rivelato neanche agli attori che dovevano prenderne parte. Il primo trailer di “Cloverfield” venne mostrato in occasione della proiezione di “Transformers”[25] di Michael Bay[26]

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cloverfield-poster

Primo poster di “Cloverfield”, senza il titolo.

È da notare come in questo primo trailer siano presenti esclusivamente scene dei primi 15-20 minuti del film e soprattutto che non venga rivelato il titolo, a differenza del nome di  J.J. Abrams messo ben in evidenza (in modo da

richiamare immediatamente la serie tv “Lost” celebre per i suoi innumerevoli misteri ed enigmi).
Venne anche rilasciata una locandina che si mantiene sulla stessa linea del trailer, non rivelando il titolo e facendo leva su quella che, come vedremo, è la scena più forte del film: la decapitazione della statua della libertà.

Seguì poi un secondo trailer  in cui venivano mostrate scene prese da tutto il film (non solo dei primi minuti) e in cui veniva finalmente rivelato il titolo.
Iniziò anche una campagna di guerrilla marketing, incentrata su finti graffiti sui muri.
Seguirono poi una quindicina di trailer di breve durata, raccolti in questa playlist: https://www.youtube.com/view_play_list?p=560026E11575A429 .

 

Come per “Lost” venne anche creato un gioco online che però questa volta venne usato prima dell’uscita del prodotto a cui fa

riferimento, per far crescere la curiosità del pubblico (1-18.08.com era il nome del sito in cui comparivano foto misteriose che venivano analizzate dagli utenti).
Abrams and co non si limitatarono a questo, sfruttatarono il web in molti altri modi.
Crearono gli accunt myspace dei personaggi del film:

https://myspace.com/robbyhawkins .

 

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Vennero poi diffusi via web dei finti notiziari in diverse lingue (diversi da nazione a nazione) che facevano riferimento all’esplosione di una centrale nucleare giapponese dell’azienda Tagruato.

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Vennero inoltre creati i siti della Tagruato  e della Slusho!, bevanda fittizia prodotta dalla fittizia Tagruato. Queste marche erano già comparse in produzioni di Abrams (in “Alias” per esempio) e torneranno in altri prodotti come nel film “Stark Trek”, nella serie “Fringe”[27] e addirittura in “Heroes”[28].

Inventarono addirittura un personaggio, Teddy Hanssen[29], presente pochi secondi nel film ma attorno al quale girava gran parte del gioco online. Venne ad esempio creato un sito che sembra realizzato dalla fidanzata di Teddy, con tanto di password richiesta per l’accesso. Una volta recuperata la password (jllovesth) si potevano scaricare una serie di videomessaggi registrati da Jamie, la fidanzata di Teddy.  Riporto qui un esempio dei video: mynumber1vid .

L’imponente campagna di marketing fu così d’impatto che si diffusero sul web vari blog riguardo al film e ai misteri che lo circondano:

– http://cloverfieldclues.blogspot.it/
– http://1-18-08.livejournal.com/
– http://11808.blogspot.it/
– http://cloverfield.wikia.com/
– http://1-18-08.livejournal.com/

 

INTERPRETAZIONI- UN MOSTRO AMERICANO 

Come già detto, di “Cloverfield” ne sono state dette di tutti i colori, tra chi lo ha demolito totalmente e chi invece è riuscito a leggere tra le righe i vari spunti di riflessione (neanche tanto nascosti) offerti dai trio di cui abbiamo parlato all’inizio.

È difficile parlare di un film come questo perché si possono analizzare diversi aspetti.
Matteo Bittanti ne sottolinea ad esempio l’aspetto di contaminazione mediale, arrivando a dire che rappresenta molto meglio

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Dall’alto al basso: “World Trade Center”, “United 93”, “The 25th Hour”.

di altri film tratti da videogiochi (“Doom”[30] per citarne uno) un esempio di traslazione cinematografica del linguaggio videoludico. A partire dalla struttura narrativa “a livelli”, in cui si affrontano prima i nemici più semplici da sconfiggere per arivare poi al boss finale. Bittanti si sofferma poi sull’estetica di “Cloverfield”, sull’utilizzo del POV, della prima persona tipica di molti videogiochi sparatutto.
Nonostante sia un’intuizione condivisibile e sicuramente l’influenza del mondo videoludico sia innegabile (ma non solo in “Cloverfield”, in gran parte del cinema degli ultimi anni), per me la fonte d’ispirazione principale, per quanto riguarda l’estetica (ma non solo) del film, va ricercata altrove.

“Cloverfield” è uno dei film che meglio rappresentano la cinematografia americana post 11 settembre nonché uno di quelli che riescono meglio ad esorcizzare il trauma americano per eccellenza. Quando si parla di cinema post 11 settembre non si deve pensare soltanto alle pellicole che si riferiscono direttamente a questo fatto, che si tratti di opere come “World Trade Center”[31] di Oliver Stone[32] e “United 93”[33] di Paul Greengrass[34] (in cui tutta la storia ruota attorno all’attentato) o di casi come “La 25° Ora”[35] di Spike Lee[36] (in cui la storia non riguarda l’attentato ma per la prima volta al cinema si vede Ground Zero).
Come al solito infatti è stato soprattutto il cinema di genere a riflettere, nei sottotesti, il trauma del 2001.
Nel caso di “Cloverfield” ciò è evidente, sia da un punto di vista estetico (che approfondiremo nel prossimo paragrafo) sia per quanto riguarda i temi trattati.

cloverfield

Fotogramma di “Cloverfield” sopra, una delle tante foto dell’11 settembre sotto.

Per prima cosa va fatto il paragone tra “Godzilla” e tutti gli altri mostri giapponesi e “Cloverfield”.
J.J. Abrams è decisamente riuscito nel suo intento. Come “Godzilla” rappresenta il trauma giapponese della bomba atomica (ne abbiamo parlato qui) -e per questo i remake americani non riescono a fare propria la creatura nipponica-, così “Cloverfield” è riuscito veramente ad essere un monster movie profondamente americano, in grado di riferirsi, come abbiamo già detto, agli attentati dell’11 settembre ma non solo.
È molto facile, guardando il film, pensare alla distruzione delle Torri Gemelle, per via dell’estetica, per via della disperazione dei personaggi che i protagonisti incontrano per strada che richiama direttamente i video dell’attentato del 2001.
Christian Uva però va oltre, soffermandosi sulla scena già citata della decapitazione della statua della libertà. Questa è sicuramente la scena più importante del film per via della sua portata simbolica. Non solo viene colpito uno dei più celebri e rappresentativi simboli dell’America e dell’american way of life, così come accaduto realmente nel 2001. La statua della libertà viene decapitata, risvegliando un’altra delle più profonde paure del periodo in cui il film è uscito: le videodecapitazioni ad opera degli jihadisti.
Appena due anni prima, dall’altra parte del mondo, Bong Joon-ho era riuscito a fare la stessa cosa con “The Host”, un monster movie legato profondamente alla Corea del Sud per via dei temi trattati. “The Host” e “Cloverfield” sono film molto vicini, tanto che qualcuno ha accusato Abrams and co di aver copiato spudoratamente il mostro di Bong Joon-ho. Le somiglianze però non si limitano al mostro, entrambe le pellicole sono riuscite a dar vita a dei mostri che non si limitano a ricalcare i modelli giapponesi ma che invece sono strettamente legati al paese da cui provengono, diventando metafora delle paure (e dei traumi) degli americani e dei coreani.

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Il punto di vista dal basso in “Cloverfield”(sopra) e nei video dell’11 settembre (sotto).

Un altro tema molto interessante, tipico dei mockumentary, è quello del filmare e del filmabile.

“Il film, dunque, è costituito da riprese in soggettiva di una macchina da presa digitale che, insaziabile e traballante, diventa una sorta di protesi del corpo di colui che sta filmando e, allo stesso tempo, che sta fuggendo.
Questo ragazzo è Hud e, presto, la sua camera digitale diventa i nostri stessi occhi”[37].
Durante il corso del film Hud continua a ripetere che “deve documentare” ciò che sta accadendo, qualcuno deve farlo in modo da far vedere in seguito cosa accadde quella notte.
L’esigenza di riprendere e soprattutto di mostrare è un tema molto contemporaneo. I dispositivi di ripresa sono diventati alla portata di tutti (tra handycam e cellulari). L’abitudine a riprendere anche la quotidianità (come nella prima parte del film) è diventata così radicata che, in presenza di un evento catastrofico, si deve per forza continuare a riprendere, anche se ciò può costare la vita.
I video della caduta delle torri Gemelle sono innumerevoli, diversi punti di vista dello stesso avvenimento. Anche questo viene richiamato in “Cloverfield”. Nonostante il punto di vista sia sempre quello della stessa telecamera (e per la maggior parte del tempo di Hud), nella scena in cui la testa della statua della libertà rotola per terra, tutte le persone che si trovavano iniziano a filmare l’accaduto con i dispositivi che hanno a portata di mano.

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Hud non è l’unico a fare video, per strada è pieno di persone che riprendono con i mezzi che hanno a disposizione.

La telecamera di Hud non si spegne neanche davanti alle scene di morte -come quella di Marlena-, continuerà a riprendere anche quando sarà proprio Hud a morire.
“Nella nostra epoca prima si pensa a riprendere la violenza (e la morte) e poi, forse, si pensa a fermarla”[38].
Questi aspetti si possono ritrovare in altri mockumentary come “[Rec]”[39] e il capostipite (e previgente) “Cannibal Holocaust”.

Sempre Paolo Parachini, fa notare come “Cloverfield” sia un film “epocale, ma nel senso letterale del termine: ‘che caratterizza un’epoca’. L’epoca che Cloverfield Caratterizza è la nostra immediata contemporaneità”[40].
Come detto in precedenza, la rivoluzione digitale ha messo alla portata di tutti strumenti in grado di catturare immagini.
“Cloverfield” si pone quindi come uno dei film che meglio rappresentano e mostrano le potenzialità del cinema digitale, alla pari delle sperimentazioni metropolitane di Mann[41].

 

 

 

UN FILM TECNICO 

Fondamentale è l’aspetto tecnico che caratterizza “Cloverfield”. Essendo un mockumentary, l’estetica è quella a cui ci hanno abituato i principali film del filone,

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Viene ripreso lo stile dei video girati dalla gente comune l’11 settembre.

quindi telecamera mossa ed esibita, riprese spesso disturbate, personaggi che si rivolgono direttamente alla macchina e via dicendo. Ciò che però colpisce in questo caso è che molte scene ricordano le vere riprese dell’attentato dell’11 settembre. Lo stesso Abrams ha ammesso di essersi fortemente ispirato a quei documenti imprescindibili. Ed è questo il motivo per cui un film di genere come “Cloverfield”, un disaster movie fantascientifico, riesce a rievocare il trauma del World Trade Center meglio ancora dei film che parlano direttamente dell’accaduto. In “Cloverfield” la sensazione è quella di vivere in prima persona (in soggettiva appunto) una situazione del genere.
Alcuni fanno notare le imprecisioni delle riprese, che spesso sono ad altezza occhio e mai sono verticali. Questo perché, nonostante ci sia una telecamera, è come se vedessimo dal punto di vista di Hud.
Come già detto in precedenza, sono state utilizzate quattro videocamere diverse, due amatoriali e due cinematografiche, a seconda delle scene.

Drew Goddard ha consigliato a Matt Reeves di vedere “I figli degli uomini”[42] di Cuaron[43], film che lo aveva colpito per il realismo conferito dai lunghissimi piani sequenza. In un certo senso con “Cloverfield” si è cercato di riprodurre questo effetto. Infatti, nonostante le riprese siano molto mosse, il montaggio è sorprendentemente lento. Le inquadrature durano in media 25 secondi, per un totale di tagli inferiori ai 200.


Un esempio di piano sequenza lo abbiamo proprio nella scena

della statua della libertà in cui per circa 3 minuti non ci sono stacchi (o meglio, gli stacchi ci sono ma sono mascherati in modo impercettibile con vari trucchetti come il nasconderli grazie ai repentini movimenti di macchina).
Il risultato finale è quello di far sembrare allo spettatore di trovarsi in mezzo al panico.

È da sottolineare inoltre che per tutto il film non c’è la colonna sonora, se non durante i titoli di coda in cui si sente un tema che richiama quello classico di “Godzilla”.

Una cosa che molti non si ricordano del film, è la sua struttura narrativa. La storia è molto semplice però è interessante il fatto che ci siano due linee narrative che (letteralmente) si sovrappongono.
Da una parte c’è la ripresa in tempo reale della distruzione della città, dall’altra la testimonianza della storia d’amore tra il protagonista e la sua migliore amica. Il nastro sul quale era stata registrata la giornata passata assieme dai due personaggi (della quale ogni tanto si vedono dei momenti), viene sovrascritto dalle riprese di Hud.
Il film si chiude proprio con uno degli spezzoni della storia d’amore, con una frase che risulta abbastanza ironica dopo aver visto la città venire rasa al suolo: “I had a good day”.

 

 

UNO DEI MIGLIORI MOCKUMENTARY 

 

Oltre a tutto ciò che abbiamo detto, va poi riconosciuto al trio di creativi il merito di aver realizzato il primo mockumentary kolossal, dal budget di 25 milioni di dollari (esiguo se si pensa alle grandi produzioni hollywoodiane ma monumentale se si pensa a film come “The Blair Witch Project”).
La fusione tra film catastrofico e mockumentary era impensabile, così come molte altre contaminazioni a cui “Cloverfield” apre le porte e che prima o poi tratteremo.
Seguiranno infatti film come “Project X”[44], fusione tra la teen comedy e il falso documentario (dal budget di 12 milioni di dollari)  o “Chronicle”[45], che mischia al falso documentario la fantascienza e il filone supereroistico. Parliamo di produzioni hollywoodiane che senza “Cloverfield”, molto probabilmente non avrebbero visto la luce.
Il film di Reeves quindi resta uno dei capisaldi del mockumentary (e del found footage) nonché una delle vette più alte toccate per quanto riguarda questo genere. Un film al livello del capostipite “Cannibal Holocaust” e di pochi altri che, poco per volta, scopriremo.

 

 

Scritto da: Tomàs Avila.

 

 

Bibliografia:

“Marketing analysis: cloverfield di matt reeves.” di F. Corbetta, P. Parachini .
-“Il terrore corre sul video- estetica della violenza dalle BR ad Al Quaeda” di Christian Uva.
Matteo Bittanti (2008), “Estetiche della contaminazione: Cloverfield è un videogame”, (Duel), Marzo, pp. 43-45 .
-“Storia del cinema, un’introduzione”, Kristin Thompson, David Bordwell.
Parachini Paolo, “Cloverfield: digitalizzazione totale”.

 

 

Note:

[1] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0716257/?ref_=nv_sr_1 .

[2] Link IMDB del produttore: http://www.imdb.com/name/nm0009190/?ref_=nv_sr_1 .

[3] Link IMDB dello sceneggiatore: http://www.imdb.com/name/nm1206844/?ref_=nv_sr_1 .

[4] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0317919/?ref_=nv_sr_2 .

[5] Link IMDB della serie tv: http://www.imdb.com/title/tt0134247/?ref_=nv_sr_3 .

[6] Link IMDB della serie tv: http://www.imdb.com/title/tt0285333/?ref_=nv_sr_1 .

[7] Link IMDB della serie tv: http://www.imdb.com/title/tt0411008/?ref_=nv_sr_3 .

[8] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0102768/?ref_=nv_sr_1 .

[9] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0120591/?ref_=nv_sr_1 .

[10] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0206314/?ref_=nv_sr_1 .

[11] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0047034/?ref_=nv_sr_5 .

[12] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000386/?ref_=nv_sr_1 .

[13] Link IMDB del produttore: http://www.imdb.com/name/nm1333357/?ref_=nv_sr_1 .

[14] Link IMDB della casa di produzione: http://www.imdb.com/company/co0021593/?ref_=fn_al_co_1 .

[15] Link IMDB della casa di produzione: http://www.imdb.com/company/co0023400/?ref_=fn_al_co_1 .

[16] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1259521/?ref_=nm_knf_i3 .

[17] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000399/?ref_=tt_ov_dr .

[18] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0443706/?ref_=nv_sr_1 .

[19] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0796366/?ref_=nv_sr_6 .

[20] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0219959/?ref_=tt_ov_dr .

[21] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0078935/?ref_=nv_sr_1 .

[22] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0185937/?ref_=nv_sr_2 .

[23] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0617130/?ref_=tt_ov_dr .

[24] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0844896/?ref_=tt_ov_dr .

[25] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0418279/?ref_=nv_sr_3 .

[26] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000881/?ref_=nv_sr_1 .

[27] Link IMDB della serie tv: http://www.imdb.com/title/tt1119644/?ref_=nv_sr_1 .

[28] Link IMDB della serie tv: http://www.imdb.com/title/tt0813715/?ref_=nv_sr_1 .

[29] http://cloverfield.wikia.com/wiki/Teddy_Hanssen .

[30] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0419706/?ref_=nv_sr_2 .

[31] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0469641/?ref_=nv_sr_1 .

[32] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000231/?ref_=tt_ov_dr .

[33] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0475276/?ref_=nv_sr_1 .

[34] Link IMDb del regista: http://www.imdb.com/name/nm0339030/?ref_=tt_ov_dr .

[35] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0307901/?ref_=nv_sr_2 .

[36] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000490/?ref_=tt_ov_dr .

[37] https://quellochebasta.wordpress.com/articoli/saggi/cloverfield-digitalizzazione-totale/ .

[38] https://quellochebasta.wordpress.com/articoli/saggi/cloverfield-digitalizzazione-totale/ .

[39] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1038988/?ref_=nv_sr_1 .

[40] https://quellochebasta.wordpress.com/articoli/saggi/cloverfield-digitalizzazione-totale/ .

[41] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000520/?ref_=nv_sr_1 .

[42] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0206634/?ref_=nv_sr_1 .

[43] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0190859/?ref_=tt_ov_dr .

[44] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1636826/?ref_=nv_sr_1 .

[45] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1706593/?ref_=nv_sr_1 .