Monografia di John Hillcoat. Parte 2

In Cinema, John Hillcoat, Monografie, Tomàs Avila by Tomas Avila

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Prima di cominciare avviso i lettori che, come in tutte le altre monografie del sito, sono presenti molti spoiler, necessari per analizzare al meglio i film presi in considerazione. 

                                                                                                                         FILMOGRAFIA

-The Finger, 1987 (cortometraggio)
-The Blonde’s Date with Death, 1987 (cortometraggio)
Ghosts… of the Civil Dead, 1988
To Have & to Hold, 1996
The Proposition, 2005
-Ein Stuck vom Himmel, 2007 (cortometraggio)
The Road, 2009 Lawless, 2012 Triple 9, 2016 

                                                                                                                                 THE ROAD 

Regia: John Hillcoat.
Soggetto: Cormac McCarthy.
Sceneggiatura: Joe Penhall.
Musiche: Nick Cave, Warren Ellis.
Direttore della fotografia: Javier Guirresarobe.
Produttore: Marc Butan, Mark Cuban, Erik Hodge, Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz, Rudd Simmons, Mike Upton, Todd Wagner, Nick Wechsler.
Anno: 2009.
Durata: 111′.
Paese: USA.
Interpreti e personaggi: Viggo Mortensen (Man), Kodi Smith-McPhee (Boy), Robert Duvall (Old Man), Guy Pearce (Veteran), Molly Parker (Motherly Woman), Michael Kenneth Williams (Thief), Charlize Theron (Woman).

Sulla strada un uomo e un bambino procedono dietro a un carrello e dentro “una notte più buia del buio e un giorno più grigio di quello passato”. Una pioggia radioattiva ha spento i colori del mondo, una guerra o forse un’apocalisse nucleare ha terminato la natura e le sue creature: gli alberi cadono, gli uccelli hanno perso l’intenzione del volo, il mare ha esaurito il blu, gli uomini non sognano più e si nutrono di uomini e crudeltà. Dal passato verso un futuro che non si vede, si muovono un padre e un figlio, resistendo alle intemperie e agli assalti dei disperati con due colpi in canna e il fuoco dell’amore. (Da Mymovies)

“The Road” è forse il film più conosciuto del regista australiano, nonostante lo scarso successo al botteghino. È forse anche la sua migliore opera insieme a “La promessa”. Questa volta la sceneggiatura è scritta da Joe Penhall[1] che adatta l’omonimo romanzo di Cormac McCarthy[2], del quale due anni prima era stato trasposto sullo schermo “Non è un paese per vecchi”[3] dai fratelli Coen[4].
Se “Ghosts… of the civil dead” era uno dei prison movie più convincenti degli ultimi anni e “La proposta” uno dei western più interessanti post 2000, “The road” non fa eccezione. Hillcoat riesce a girare uno dei migliori film post apocalittici di sempre, una delle vette assolute del genere. Sorprende da questo punto di vista il fatto che molti dei migliori film post apocalittici o sulla fine del mondo provengano proprio dall’Australia. Basti pensare all’imprescindibile “Mad Max”[5] di Miller[6], al purtroppo poco conosciuto “L’ultima onda”[7] di Weir[8] o ai più recenti “These Final Hours”[9], “The rover”[10] e al nuovo “Mad Max: Fury Road”[11]. Tutti film che affrontano nel migliore dei modi un tema complesso come questo.
Il quarto lungometraggio di Hillcoat si inserisce in questo genere ma è molto diverso da tutti gli esempi sopra citati. Siamo lontanissimi dal deserto e dall’azione di Mad Max, ripresi in parte anche da “The Rover” che però tiene conto della lezione di “The Road”. Siamo lontani anche dal destino apocalittico destinato alla terra in “L’ultima onda”. In questo caso la terra viene completamente cancellata da un’onda dalle proporzioni bibliche o dall’impatto con un altro corpo celeste. Il mondo è stato devastato da un evento che non verrà mai precisato, una guerra atomica forse. La cosa importante però è che lo scenario è desolato e grigio.  Non c’è azione, non ci sono esplosioni. Dopo il fantomatico evento che ha cancellato tutto ciò che c’era prima, il mondo esiste ancora e si sta spegnendo in silenzio, poco per volta. È molto bella questa idea, quella di una fine malinconica e silenziosa, non di un grande botto.
All’interno di questo mondo post apocalittico, Hillcoat ha modo di trattare tutti i temi a lui più cari, già affrontati nei suoi precedenti lavori.
Abbiamo sicuramente la lotta tra uomo e natura, o meglio tra l’uomo e ciò che è rimasto della natura. I paesaggi desolati in cui si muovono i nostri protagonisti sono impervi e li mettono a dura prova. Anche ciò che è rimasto della natura osserva in silenzio la triste fine dell’uomo.
Come ne “La proposta” ,  i luoghi in cui è ambientata la vicenda hanno una grande importanza. In primis a livello narrativo, visto che la storia è proprio quella di uno spostamento verso il sud, verso il mare dove forse si potrebbe trovare la salvezza. In secondo luogo a livello estetico. I paesaggi dominano quasi in ogni inquadratura, che siano le grigie foreste o le ancor più cupe città abbandonate.

Altro tema tipico del regista è quello della tensione tra uomo e animale e di conseguenza quello della de-umanizzazione: ancora una volta vediamo come l’uomo, posto in condizioni di estrema difficoltà, possa regredire ad uno stadio  animale.  Questo lo troviamo sicuramente nei personaggi dei cannibali : da quanto vediamo , si intuisce che la maggior parte degli abitanti del mondo post apocalittico sono dediti al cannibalismo. Sicuramente si può parlare di “istinto di sopravvivenza”, però non si può ridurre solo a quello.
Il gruppo di uomini sul furgone che vediamo all’inizio o gli abitanti della casa in mezzo al bosco , fanno capire quanto l’uomo possa toccare il fondo. Non si tratta solo di cibarsi dei cadaveri umani, come è a volte realmente avvenuto in casi estremi riportati dalla cronaca. Gli abitanti della casa vanno oltre e tengono delle persone in cantina-dispensa, cibandosene poco per volta, senza ucciderle. La scena in questione è sicuramente la più brutale e agghiacciante del film ed è forse l’unica in cui i toni si spostano verso l’horror puro.
C’è invece chi , per scelta ,  si rifiuta di darsi al cannibalismo, proprio come i due protagonisti. Ciò dimostra che sarebbe possibile anche per gli altri evitarlo.

Dentro a questo quadro si inserisce il rapporto padre figlio dei due protagonisti. Non conosciamo i loro nomi, vengono indicati come “Man” e “Boy”. I due personaggi sono simbolici. Il padre è razionale, a tratti quasi cinico. Ciò è comprensibile; si è imposto una missione: quella di proteggere il figlio da qualsiasi male e di portarlo in salvo fino al mare. È abbruttito da ciò che ha vissuto e soprattutto da come ha visto degenerare il mondo e l’umanità. I suoi insegnamenti sono spesso crudeli ma giustificati dal voler proteggere il figlio e crescerlo in modo che sia in grado di cavarsela da solo.
Al padre si contrappone il figlio che invece rappresenta l’innocenza, la purezza e la bontà. Nella sua ingenuità non vuole mai fare del male alle persone, vuole sempre aiutarle e per questo è spesso contrario ai metodi del padre. Nonostante ciò continuerà ad obbedire fino alla fine, quando si ribellerà e, facendo valere la sua opinione, sarà lui a far ragionare il padre. I due ruoli finiranno per ribaltarsi e sarà il figlio a prendersi cura del genitore.
Entrambi dicono di “portare il fuoco”, ovvero di essere portatori dell’umanità ormai dimenticata.
Si aggiunge a questi due personaggi quello della madre, presente solo nei flashback e nei ricordi dell’uomo.
La sua figura è molto interessante. È morta nel giorno in cui ha dato alla luce il figlio.  Era contraria a metterlo al mondo perché sapeva che non gli avrebbe donato la vita, ma lo avrebbe condannato alla sofferenza. Il padre però ha insistito, vedendo l’arrivo del figlio come una missione quasi divina.
La moglie ha poi deciso di abbandonare i due, andandosene di notte e scomparendo nel buio.

Non mancano poi i riferimenti religiosi. Viene chiamato direttamente in causa il brano di Geremia 19, 6:
“Perciò, ecco, verranno giorni – dice il Signore – nei quali questo luogo non si chiamerà più Tofet e valle di Ben-Hinnòn, ma piuttosto valle della Strage.”
Il padre afferma poi di vedere il figlio come Dio stesso. Questo può essere inteso in senso religioso ma anche in senso ateo. Potrebbe semplicemente voler dire che è la sua unica speranza, il suo unico motivo per vivere e in un certo senso anche ciò che lo guida lungo la sua strada. Il figlio in effetti è proprio il barlume di speranza che potrebbe far rinsavire il mondo. Il padre lo sa e sa anche, come afferma il personaggio interpretato da Robert Duvall, che viaggiare con l’ultimo degli Dei è una cosa molto pericolosa e quindi una missione importantissima. È molto interessante questo personaggio. Non sappiamo quale sia il suo vero nome, però si fa chiamare Ely, nome che rimanda chiaramente ad “Elia” il profeta biblico. Ha tutte le caratteristiche del Profeta: è vecchio, è cieco e aveva previsto questa sorta di apocalisse. In realtà però è un anti-profeta che predica la morte di ogni Dio o il suo disinteresse nei confronti dell’uomo:
“Se c’è un Dio lassù a quest’ora ci ha già voltato le spalle. E chiunque ha creato l’umanità non troverà alcuna umanità qui”. Anche il suo è un personaggio ambiguo. Aveva un figlio che è morto. Dice di non voler dire il motivo, specialmente a “the Man”.

Il finale del film è allo stesso tempo triste e speranzoso. Il padre muore, lasciando il figlio da solo, però questo troverà una nuova famiglia con cui stare, una famiglia che “porta il fuoco”.

Tecnicamente il film è realizzato molto bene. La fotografia di Javier Aguirresarobe[12] è semplicemente fantastica. Alterna il presente in cui vivono i protagonisti, dominato dal grigio e dai colori cupi, ai flashback colorati del mondo com’era una volta. È impressionante il modo in cui Hillcoat compone le inquadrature. Quasi ogni inquadratura del film, presa singolarmente, è una fotografia. Sono tutte molto studiate nella composizione e il risultato è veramente di alto livello.
Gli attori sono tutti bravi e ancora una volta Hillcoat lavora con un cast di grandi nomi come: Viggo Mortensen[13], Robert Duvall[14], Guy Pearce e Charlize Theron[15].
Stupenda anche la malinconica colonna sonora, affidata come al solito a Nick Cave e Warren Ellis.

“Te road” è un film crudo, violento, poetico e in parte da anche speranza. Va ricordato che anche questa volta il regista non si è contenuto in quanto a violenza. Ci sono delle scene molto forti, come quella già accennata  della cantina-dispensa.

La pellicola non ha ottenuto un grande successo economico, anzi è stata piuttosto un fallimento, non ripagandosi con gli incassi americani neanche il budget di circa 25 milioni di dollari. Nonostante ciò resta il film più conosciuto del regista ed ha ottenuto un buon successo di critica.

Ha ricevuto diverse nomination ed è anche stato presentato a Cannes.

Per Hillcoat questo è un periodo molto più produttivo rispetto agli inizi della sua carriera, così nel 2012 a “soli” tre anni di distanza da “The Road” gira un altro film:

 

                                                                                                               LAWLESS 

 

Regia: John Hillcoat.
Soggetto: Matt Bondurant.
Sceneggiatura: Nick Cave.
Musiche: Nick Cave, Warren Ellis.
Direttore della fotografia: Benoit Delhomme.Produttore: Robert Ogden Barnum, Michael Benaroya, Jason Blum, Matthew Budman, Megan Ellison, Cassian Elwes, Lucy Fischer, ecc ecc.
Anno: 2012.
Durata: 116′.
Paese: USA.
Interpreti e personaggi: Shia LaBeuf (Jack Bondurant), Tom Hardy (Forrest Bondurant), Jason Clarke (Howard Bondurant), Guy Pearce (Charlie Rakes), Jessica Chastain (Maggie Beauford), Mia Wasikowska (Bertha Minnix), Dane DeHaan (Cricket Pete).

Nella Virginia dei primi anni del proibizionismo i tre fratelli Bondurant distillano e vendono clandestinamente alcolici; prima fuori città, senza immischiarsi con i gangster che si ammazzano tra loro per le strade, poi in città alzando il rischio e il tenore degli affari, quando anche il più giovane dei tre, Jack, trova il coraggio che inizialmente sembrava non avere.  L’arrivo da Chicago di Charlie Rakes, rappresentante della legge corrotto e feroce, mette però i fratelli Bonduant sulla strada di una guerra inevitabile e all’ultimo sangue. (da Mymovies).

Dopo essersi cimentato in un western e in un post apocalittico, Hillcoat rivisita questa volta il gangster movie, anche se in realtà non abbandona completamente il western, le cui influenze sono anche qui molto presenti.
Come al solito collabora con Nick Cave che si occupa della colonna sonora insieme a Warren Ellis, ma anche della sceneggiatura tratta dal romanzo “La contea più fradicia del mondo”[16] di Matt Bondurant[17].
Inizio dicendo che a mio parere è il film meno riuscito del regista.  Non che sia brutto, però ha molti difetti.

Prima però parliamo dei pregi. Sicuramente un punto forte del film è il cast composto da grandi nomi come:
Tom Hardy[18], Shia LaBeuf[19], Jason Clarke[20], Guy Pearce, Jessica Chastain[21], Mia Wasikowska[22] e Gary Oldman[23].
Gli attori sono tutti bravi ma spicca particolarmente Hardy in una parte in cui parla poco e conta di più la presenza fisica. Il suo personaggio più che parlare grugnisce, un po’ come quando anni dopo interpreterà Mad Max. LaBeuf è una piacevole sorpresa. Che sappia recitare bene è noto, purtroppo però sceglie spesso delle parti piuttosto discutibili. Anche Pearce sorprende in una parte diversa dalle sue solite. Interpreta l’antagonista del film.
Altro punto a favore per “Lowless” è sicuramente il fatto che neanche questa volta Hillcoat faccia sconti in quanto a violenza. In particolare la scena dello sgozzamento di Hardy ripreso in primo piano è molto d’impatto. Sembra proprio che il regista non riesca a fare a meno di questa componente fondamentale delle sue opere.
Ritorna inoltre un rapporto tra fratelli, anche questa volta tre, come in “La promessa”. Nonostante siano sviluppate bene le relazioni tra i tre, purtroppo non vengono raggiunti i livelli  del film sopra citato.
Ho trovato inoltre un tocco di classe nella sotto trama della relazione tra i personaggi di Hardy e della Chastain. Il loro rapporto è descritto molto bene, fatto più di sguardi che di parole.
Ho poi apprezzato il comparto tecnico in generale, dalla regia classica di Hillcoat alla bella fotografia di Benoit Delhomme.

Passiamo ora a tutto ciò che non mi ha convinto.
Il difetto più grande del film è il fatto che manchi l’epica e questa, specialmente per una storia del genere, è una grande carenza. Molto probabilmente era nelle intenzioni del regista e dello sceneggiatore Nick Cave il fatto di demolire la dimensione epica di questi tre personaggi. In tutta la prima parte sentiamo continuamente parlare di una sorta di leggenda sul loro conto che li vede quasi come immortali. Poco per volta capiamo invece che possono essere feriti e l’aura quasi mitologica che li caratterizzava viene meno. Specialmente dopo aver scoperto che il personaggio di Hardy non è andato dal medico da solo dopo essere stato sgozzato, come avevamo creduto in precedenza, ma che è stato salvato fortunatamente da Maggie Beauford. La volontà di rendere umani questi personaggi, che inizialmente sono visti quasi come divinità, è chiara specialmente nel finale in cui la voce narrante di Jack ci racconta come va a finire la storia. Finito il proibizionismo i tre fratelli diventano persone normali, come tutti gli altri. Come se non bastasse , Forrest morirà in modo anonimo, non eroicamente sotto ai colpi delle mitragliatrici.
Molto probabilmente era a questo che miravano Cave e Hillcoat , ma la cosa è riuscita a metà perché per me per demolire la dimensione epica dei tre fratelli, bisognava prima crearla. Fin dall’inizio invece mi è sembrato mancante di pathos.
Un altro difetto lo trovo nelle parti  di sceneggiatura che non ho ben capito. Su tutte la sotto trama del boss mafioso interpretato da Gary Oldman. Questo compare più volte nella parte iniziale per venire poi completamente dimenticato. Anche in questo caso poteva essere sviluppato un discorso interessante sulle differenze tra criminalità della metropoli e quella di campagna. Questo viene solo accennato, ma poi non viene più ripreso. Il boss mafioso Floyd Banner è il modello di riferimento di Jack che aspira ad allargare il proprio commercio di alcolici e di diventare importante come lui. A differenza degli altri fratelli, Jack ambisce a qualcosa di più rispetto alla vita tranquilla della campagna. Sogna di essere ricco, di essere rispettato e di avere macchine di lusso (una caratteristica comune ai protagonisti dei gangster movies classici).
Il conflitto tra città e campagna torna anche con lo scontro tra la polizia corrotta e i nostri tre fratelli.
Ad uscirne sconfitto è il mondo urbano, in tutti gli aspetti.
Ai paesaggi inoltre viene data sempre importanza, però sono meno ispirati rispetto a quelli dei due film precedenti e tutto sommato più anonimi.
Il vero peccato è che di spunti ce n’erano molti e tutti questi discorsi sono presenti nel film, purtroppo però non sono sviluppati abbastanza . Sia Hillcoat che Cave hanno dato dimostrazione delle loro capacità e di essere in grado di realizzare opere nettamente superiori a questa.

In conclusione , “Lawless” è un buon prodotto d’intrattenimento, con anche degli spunti molto interessanti che però non vengono approfonditi a dovere. Un’occasione mancata.
La pellicola è stata anche presentata a Cannes dove ha suscitato reazioni negative per via delle scene esplicite.
Nonostante tutto ,  il film è rientrato nel budget iniziale di circa 26 milioni di dollari, incassandone circa 37.

Hillcoat sta per tornare, a 4 anni di distanza da “Lawless”, con un nuovo lungometraggio: “Codice 999 in uscita il 31 marzo 2016 in Italia. Il film suscita molta curiosità per vari motivi. Per la prima volta il regista australiano non collabora con Nick Cave, ne per la sceneggiatura (di Matt Cook[24]), ne per la colonna sonora.

“Codice 999”[25] sembra essere un thriller di azione adrenalinico interpretato da un cast di tutto rispetto. Sono presenti infatti: Chiwetel Ekiofor[26], Casey Affleck[27], Anthony Mackie[28], Woody Harrelson[29], Aaron Paul[30] e Kate Winslet[31].
Speriamo che Hillcoat riesca a sorprendere ancora realizzando un’opera superiore a “Lawless”.
Mi auguro inoltre che il regista riesca a trasporre prima o poi “Meridiano di sangue”[32] di Cormac McCarthy. In molti vogliono trasporlo, tuttavia lo stesso McCarthy ha scelto proprio Hillcoat proponendogli di scrivere una sceneggiatura adattando il romanzo. Purtroppo il produttore Scott Rudin[33], che finanzia i progetti del regista, si è opposto a questa cosa.

 

Scritto da: Tomàs Avila.

 

Note:

[1] Link IMDB dello sceneggiatore: http://www.imdb.com/name/nm0671856/?ref_=fn_al_nm_1 .

[2] Link IMDB dello scrittore: http://www.imdb.com/name/nm0565092/?ref_=nv_sr_1 .

[3] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0477348/?ref_=nm_knf_i1 .

[4] Link IMDB dei registi: http://www.imdb.com/name/nm0001054/?ref_=tt_ov_dr .

[5] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0079501/?ref_=nv_sr_2 .

[6] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0004306/?ref_=tt_ov_dr .

[7] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0076299/?ref_=fn_al_tt_1 .

[8] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0001837/?ref_=tt_ov_dr .

[9] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt2268458/?ref_=fn_al_tt_1 .

[10] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt2345737/?ref_=nv_sr_1 .

[11] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1392190/?ref_=nv_sr_1 .

[12] Link IMDB del direttore della fotografia: http://www.imdb.com/name/nm0013761/?ref_=fn_al_nm_1 .

[13] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0001557/?ref_=fn_al_nm_1 .

[14] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0000380/?ref_=fn_al_nm_1 .

[15] Link IMDB dell’attrice: http://www.imdb.com/name/nm0000234/?ref_=fn_al_nm_1 .

[16] Link Wikipedia del libro: https://en.wikipedia.org/wiki/The_Wettest_County_in_the_World .

[17] Link Wikipedia dello scrittore: https://en.wikipedia.org/wiki/Matt_Bondurant .

[18] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0362766/?ref_=fn_al_nm_1 .

[19] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0479471/?ref_=nv_sr_1 .

[20] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0164809/?ref_=fn_al_nm_1 .

[21] Link IMDB dell’attrice: http://www.imdb.com/name/nm1567113/?ref_=fn_al_nm_1 .

[22] Link IMDB dell’attrice: http://www.imdb.com/name/nm1985859/?ref_=nv_sr_1 .

[23] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0000198/?ref_=fn_al_nm_1 .

[24] Link IMDB dello sceneggiatore: http://www.imdb.com/name/nm3208946/?ref_=fn_al_nm_1 .

[25] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1712261/?ref_=fn_al_tt_1 .

[26] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0252230/?ref_=nv_sr_1 .

[27] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0000729/?ref_=fn_al_nm_1 .

[28] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm1107001/?ref_=fn_al_nm_1 .

[29] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0000437/?ref_=fn_al_nm_1 .

[30] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0666739/?ref_=nv_sr_1 .

[31] Link IMDB dell’attrice: http://www.imdb.com/name/nm0000701/?ref_=nv_sr_1 .

[32] Link Wikipedia del libro: https://it.wikipedia.org/wiki/Meridiano_di_sangue .

[33] Link IMDB del produttore: http://www.imdb.com/name/nm0748784/?ref_=nv_sr_1 .