Analisi Animali Notturni

In Analisi film, Cinema, Molly Jensen, Tomàs Avila by scheggedivetro

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Premessa

Questa analisi è diversa dalle solite perché riporta i pareri miei (Tomàs) e di Molly separati, come se si trattasse di due recensioni in un solo articolo.
Ci scusiamo in anticipo per la scarsa qualità delle immagini; purtroppo, dovendo utilizzare dei frame precisi, ci siamo accontentati di quello che abbiamo trovato. Al più presto le immagini verranno sostituite con altre di qualità maggiore.
Ricordiamo infine che è sconsigliata la lettura di questo articolo a chi non ha ancora visto il film, causa presenza di spoiler al fine di un’analisi più accurata.

 

 

Regia: Tom Ford.
Soggetto: Austin Wright.
Sceneggiatura: Tom Ford.
Musiche: Abel Korzeniowski.
Direttore della fotografia: Seamus McGarvey.
Produttore: Tom Ford, Mark Harris, Alexandra Nourafchan, Diane L. Sabatini, Robert Salerno.
Anno: 2016.
Durata: 116’.
Paese: USA.
Interpreti e personaggi: Amy Adams (Susan Morrow), Jake Gyllenhaal (Tony Hastings/ Edward Sheffield), Michael Shannon (Bobby Andes), Aaron Taylor- Johnson (Ray Marcus), Isla Fisher (Laura Hastings), Karl Glusman (Lou).

 

Analisi di Molly 
Analisi di Tomàs 

 

 

ANALISI DI MOLLY 

Assolutamente vietato agli emotivamente instabili.

No, sul serio, questo film, per dirla in maniera più schietta possibile, è una splendida e toccante coltellata nei reni.

Mi sento di iniziare così – vi lascio alla accurata analisi di Tomàs fra pochissimo – perché questa pellicola, nonostante la mia iniziale reticenza nei suoi confronti, è riuscita a scavare nella mia testa come un tarlo, incessantemente, per i successivi tre giorni dalla visione: non la considero perfetta ma la ritengo senza dubbio una spietatissima arma in grado di smuovere qualsiasi coscienza che abbia l’accortezza di volerla capire fino in fondo.

 

animali notturni

 

La pellicola di Tom Ford – ma quel Tom Ford? Eh si proprio quello, lo stilista – si presta infatti a numerose interpretazioni e chiavi di lettura, tutte teoricamente condivisibili ma accessibili solo a chi ha davvero la volontà di voler comprendere questo film e di volersi immedesimare, con dolore e fatica, nelle vite dei suoi personaggi.

Mi sento quindi di dire, in maniera piuttosto presuntuosa, che “Animali Notturni” non è un film per tutti, non è un canonico thriller e non è nemmeno solo un film sui rapporti umani.

“Animali Notturni” è una pellicola personale dove riversare un proprio vissuto e una propria esperienza esistenziale.

“Animali Notturni” è qualcosa in cui potersi rivedere, in grado di toccarti da vicino ma non in maniera piacevole e non nel modo in cui ti aspetti.

animali notturni

 

Tuttavia “Animali Notturni” non è una gara di sensibilità e a questo proposito in particolare, mi sento di dire che secondo me non è nemmeno un film su una contrapposizione fra vittime e carnefici – nonostante legga in giro in maniera quasi universalmente condivisibile che il film è maschilista e cela una forte componente misogina di base, ma alla fine lo dicono anche per il 99% degli horror nostrani – per cui, anche Susan, la protagonista interpretata da Amy Adams, può essere dipinta come la vittima di un sistema che Ford, in maniera non dissimile dal collega Nicolas W. Refn, si impegna elegantemente a criticare a partire da quei titoli di testa così prepotentemente malegevoli.

Eppure Susan è vittima di quel sistema che lei stessa, inizialmente, ripudiava e rifiutava nella maniera più ferrea possibile, come intuiamo, grazie ai flashback disseminati per la pellicola, a partire dal suo aspetto esteriore – il lavoro incredibile fatto per svecchiare e rendere così bella Amy Adams nelle sequenze del passato, salvo poi mostrarla triste, vuota e segnata dalla sua malinconia nel presente, rimane ancora un mistero per me – e dalla donna che mostrava essere quando si diceva innamorata di Edward, interpretato da Jake Gyllenhaal, un giovane scrittore e suo primo marito.

Emblematica a questo proposito la scena del dialogo fra la protagonista e la madre, descritta nel corso della pellicola come una donna dagli “stessi occhi tristi” e disprezzata da Susan, che rivela alla figlia un orribile ma così tristemente premonitore “Ciò che ora ami di lui, un giorno lo odierai. Vedrai che quando invecchierai, animali notturnidiventerai come me”.

Passati ormai vent’anni dalla violenta rottura, l’uomo decide di inviare a Susan un manoscritto, dedicatole e chiamato “Animali Notturni”, soprannome che Edward usava dare alla moglie a causa della sua insonnia.

A partire da questo momento in poi, la pellicola diventa una sorta di scatola cinese, in grado di dar corpo a due storie perfettamente intrecciate; la realtà e la finzione, che prende vita dalla mente di Susan grazie alla penna di Edward, si incrociano in un bellissimo connubio fra cinema e letteratura.

Edward nel suo romanza costruisce una storia terribile, ambientata in un America spietata e, soprattutto, dominata da altri Animali Notturni, posti in infelice raccordo con la sua ex moglie che, all’interno della narrazione, si sdoppia: l’uomo sembra riversare la parte della donna che Susan è stata e che egli amava nella moglie – interpretata da Isla Fisher – del protagonista Tony, e la parte di lei plagiata e che l’ha abbandonato nei tre ambigui personaggi che trasformano la trasferta familiare dell’uomo e della sua famiglia in un’agonizzante tragedia.

Agendo su un doppio livello, Edward innesca nella donna, tramite il manoscritto, il dubbio che sia stata lei a uccidere sè stessa, condannandosi all’infelicità: Susan ha reciso da sé quella parte che amava Edward, l’ha seppellita e l’ha infine calpestata quando prende l’infima decisione di abortire alle sue spalle, negandogli così la possibilità di avere una famiglia, la stessa che nel romanzo l’uomo decide di distruggere.

Nel manoscritto infatti, questi episodi della vita reale dei due protagonisti si trasfigurano simbolicamente nello stupro e nella morte della moglie e della figlia di Tony per mano degli Animali Notturni e il dolore provato dallo scrittore è simbolicamente reso dalla sensazione di impotenza provata dal suo alter ego che non è in grado di agire per trarre in salvo ciò che ama e che gli viene così crudelmente strappato dalle mani.

Sul finale, l’uomo porta a compimento quella frase detta alla ex moglie anni prima “Devi fare attenzione quando ami qualcuno. Potrebbe non capitarti più”.

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Insomma, già di per sé questi pochi elementi dovrebbero bastare a far capire perché ho voluto cominciare con quella frase in apertura e perché non ritengo Animali Notturni un film facile e immediato, seppure voglia presentarsi così ricco, modaiolo, lussurioso ed esteticamente impeccabile.

Forse sì, qui si parla anche po’ di sensibilità, perché così dichiara lo stesso Ford “Devo per forza raccontare questa storia. Sono cresciuto in Texas  e non ero esattamente il forte ragazzo texano, ero molto sensibile. Ma anche nel mio film, alla fine, gli uomini più sensibili sono i più forti”. Ma, questo, perdonatemi, non è il mio campo.

Chiudo lasciando un cuore enorme a Tom Ford, così abile, nonostante sia solo alla sua seconda prova da regista, ad essere riuscito a mettere insieme una bellissima pellicola capace di incrociare vendetta, sconfitta, thriller, dramma, sentimenti perduti e non solo.

Infine un cuore per Amy Adams, uno per Gyllenhaal che si riconferma straordinario, e uno piccolo per Jena Malone.

 

Scritto da: Molly Jensen.

 

 

ANALISI DI TOMAS AVILA 

 

A sette anni di distanza dal suo film d’esordio torna Tom Ford, noto più per essere uno stilista che per la sua carriera da filmmaker. Con “A single Man”[1] Ford nel 2009 aveva sorpreso la critica, partecipando anche al sessantaseiesimo festival di Venezia.
“Animali Notturni”, adattamento del romanzo “Tony & Susan” di Austin Wright[2], conferma il talento registico di Ford che già alla sua seconda opera dimostra un’incredibile maturità.

Susan Moorrow, proprietaria di una prestigiosa galleria d’arte, riceve un manoscritto dal marito da cui la separano diciannove anni e un rimosso che emerge prepotente dalle pagine del suo romanzo. Un thriller che avanza nell’orizzonte piatto del Texas e dentro una notte mai così nera e profonda. Una notte che cattura Susan e la inchioda al suo letto, dietro gli occhiali e una vita di apparenze. Perché Susan molti anni prima ha divorziato crudelmente da Edward per sposare Walker, che non sopporta i fallimenti e la tradisce sulla East Coast, perché Susan vive una vita che scivola abulica sulla superficie delle opere che espone. Ma niente ora è più reale di quelle pagine che consuma con gli occhi, svolge col cuore, riorganizza nella testa, risalendo il tempo e la storia del suo matrimonio.  (da Mymovies)

“Nocturnal Animals” è un film complesso, estremamente stratificato, la classica pellicola che ad ogni visione si arricchisce di dettagli e livelli d’interpretazione. Si tratta inoltre di un’opera molto particolare che mescola generi e influenze dando vita a qualcosa di unico; per questi motivi rimane un film molto difficile da inquadrare, così come è difficoltoso parlarne in modo approfondito.
Procederò per capitoli:

Narrazione  Mondo “reale” e romanzo  Un’America divisa  Tutto ruota intorno all’arte  Revenge movie  I personaggi  Influenze  Comparto tecnico  Conclusione 

 

 

NARRAZIONE 

Partiamo quindi da un primo “piano”, quello più superficiale (non nel senso di banale, ma di più evidente): la struttura narrativa.

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Tre fotogrammi che ben rappresentano il mondo di Susan.

Sono tre le linee narrative che si intrecciano.

La prima che ci viene presentata è quella che ci mostra il mondo reale in cui vive Susan. Questo livello narrativo viene approfondito soprattutto all’inizio e alla fine del film, mentre nel centro sembra funzionare più da “cornice” al cui interno si sviluppa il secondo piano narrativo. Quando Susan legge il romanzo di Edward si costituisce infatti un secondo livello, una storia all’interno della storia. Il romanzo di Edward (che si chiama come il film, “Animali Notturni”) è importantissimo e lo si capisce immediatamente dallo spazio che gli viene dato in termini di minutaggio.

Più avanti nel corso del film si apre un’ultima linea narrativa, quindi un terzo livello, attraverso dei flashback che ricostruiscono la storia d’amore tra Susan ed Edward.
Più si procede nel corso del film più, ovviamente, i tre piani narrativi si uniscono e si completano a vicenda.
La cosa che sorprende è che il mondo reale (del primo e del terzo livello narrativo) e quello finzionale (del romanzo di Edward) vengono approfonditi a tal punto da avere l’impressione di trovarsi davanti a due film in uno. Già da soli sarebbero bastati, unendosi danno vita a una potentissima metafora che si chiude alla perfezione nel finale.

 

 

MONDO “REALE” E ROMANZO 

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Tre fotogrammi del film che ben rappresentano il mondo del romanzo di Edward.

I due mondi rappresentati sono messi fortemente in contrasto, sia a livello stilistico che tematico.
Il mondo “reale” di Susan è dominato dai colori freddi, da architetture minimaliste che danno una sensazione di glaciale e chirurgica perfezione. Come ricorda uno degli stravaganti personaggi che popolano questo ambiente borghese (come lo definisce la protagonista), è separato dal mondo reale, quello in cui vive la gente “normale”. Susan fa parte di un’élite a cui appartengono pochi fortunati e in parte sembra rendersene conto ma nonostante ciò non riesce ad essere felice.

Dall’altra parte abbiamo un Texas dominato dai colori caldi e dalla sabbia del deserto, che prende vita dal romanzo di Edward.
Se il mondo di Susan era popolato da strani personaggi, quello del romanzo non è da meno, a partire dai bifolchi/redneck che uccidono la moglie e la figlia del protagonista o dal cinico detective che svolge le indagini.
Fondamentale a mettere in rapporto i due mondi è un sapiente uso del montaggio che, nel passare da un piano narrativo all’altro,  è volto a creare una continuità (ad esempio il sonoro di un mondo viene sovrapposto a quello dell’altro o vengono alternate scene in cui i personaggi fanno cose simili, come nella scena della doccia), altre invece gioca invece con dei contrasti eisensteiniani[3] mettendo in opposizione i colori e le linee compositive delle inquadrature (ad esempio la scena in cui Edward/Tony e Susan sono sdraiati nei loro letti in posizioni opposte).

Il rapporto tra il mondo di Susan e il mondo del romanzo si sviluppa fondamentalmente a livello tematico: è proprio a questo punto che si fa più difficile il parlare di “Animali Notturni”.

Gli spunti di riflessione sono molteplici e che sia per volontà di Ford oppure no, non conta.

 

 

UN’AMERICA DIVISA 

Per prima cosa salta subito all’occhio la rappresentazione di un’America dalla doppia faccia: da una parte quella della provincia che sembra ferma al Far West, dove il più forte ha la meglio e il debole soccombe. Un’America violenta, popolata da personaggi che paiono usciti dai classici del New Horror dei ’70 come “L’ultima casa a sinistra”[4] o “The Texas Chainsaw Massacre[5], un luogo in cui l’unico modo per farsi giustizia è all’infuori della legge.

Ci sono poi i salotti dell’alta borghesia frequentati da Susan che apparentemente sembrerebbero lontani dalla violenza ma che in realtà nascondono dietro alla perfezione architettonica delle ambientazioni un’anima marcia e oscura, nonché un’inspiegabile infelicità e insofferenza di fondo.
Del resto che il film di Ford parli dell’America è chiaro fin dai titoli di testa che mostra delle modelle oversize sventolare bandierine a stelle e strisce.

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Le auto tra i due mondi. A sinistra: l’auto di Edward (in alto) e quella di Tony (in basso) sono ugali; a destra l’auto dei redneck (in alto) e quella che si vede quando Susan lascia Edward (in basso) sono dello stesso colore e di modelli simili.

 

 

TUTTO RUOTA ATTORNO ALL’ARTE 

Di fondamentale importanza è poi il tema dell’arte e del rapporto tra l’opera e l’artista che l’ha realizzata.
Cosa rappresenta il romanzo scritto da Edward? Perché lo ha dedicato a Susan?

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Il cadavere di un animale esposto come fosse una scultura e l’esposizione d’arte che segue i titoli di testa.

La chiave di lettura ci viene data dallo stesso Edward in un flashback in cui dice che è impossibile per un artista non scrivere di se stesso. È inevitabile quindi che il romanzo parli di lui e in particolare della sua storia con Susan, alla quale tra l’altro il libro è dedicato.
La vita di entrambi i personaggi gira intorno all’arte: Edward vive per scrivere, non aspira ad altro se non a diventare uno scrittore mentre Susan non ha mai creduto nelle sue capacità, quindi ha rinunciato al creare qualcosa di suo, diventando una gallerista e occupandosi di esposizioni di dubbio gusto come quella che si vede nei titoli di testa. Questi sono molto significativi e si fondano anch’essi su un contrasto di fondamentale importanza: quello tra la bellezza estetica delle inquadrature (e del commento sonoro) e i corpi nudi delle modelle obese che sostituiscono quelli conformi ai canoni di bellezza della nostra società.
Ma si può citare anche un’altra “opera d’arte” in cui si imbatte Susan: il corpo di una vacca trafitto da frecce è esposto come se fosse un quadro che, come per i titoli di testa, rappresenta l’estetizzazione del brutto, l’esposizione artistica di qualcosa di repellente.
Soprattutto però è arte quella che cerca di fare Tom Ford che sembra essere molto influenzato dalla ricerca estetica di Nicolas Winding Refn[6]: sia “The Neon Demon[7] che “Animali Notturni” hanno diversi punti di contatto, uno su tutti la ricerca di un’estetica patinata ma mai fine a se stessa, ma Ford si avvicina a Refn anche per il modo in cui in certe scene la violenza viene estetizzata, una su tutte la scena del ritrovamento dei cadaveri.
In questa sequenza i due pallidi corpi senza vita sono adagiati su un divano rosso sangue in mezzo al nulla, un contrasto che rende la scena allo stesso tempo raccapricciante e bellissima, tanto che potrebbe trattarsi di una delle opere d’arte esposte nella galleria di Susan.

Tornando al romanzo di Edward, è interessante vedere come l’artista crei delle opere che sono essenzialmente rielaborazioni di ciò che ha vissuto. Come nei più criptici film di Lynch[8], lo spettatore può cimentarsi nel creare associazioni tra i personaggi dei due mondi; tuttavia, se  l’alter ego di Edward, Tony, è facile da individuare (anche perché interpretato sempre da Jake Gyllenhaal[9]), non è così immediato per Susan.
Chi è Susan? Le interpretazioni possono essere diverse, per me è rappresentata all’interno del romanzo sia dalla moglie di Tony sia dai bifolchi che aggrediscono la famiglia.

La proiezione della donna viene sdoppiata in modo da rappresentare le due facce di Susan: quella di cui Edward si era innamorato è rappresentata chiaramente dalla moglie di Tony, mentre la sua parte più oscura, quella che l’ha portata a lasciare nel modo più brutale Edward (abortendo il loro figlio), è rappresentata dai redneck.
Fondamentali sono le automobili guidate dai personaggi all’interno e all’esterno del romanzo che Ford si sofferma più volte a inquadrare nei dettagli che probabilmente a una prima visione sfuggono.

Infatti l’automobile che vediamo all’inizio del film, da cui scende Edward per lasciare il pacco, è la stessa che guida il suo alter ego all’interno del romanzo; allo stesso modo l’auto verde guidata dai redneck è molto simile a quella che si vede in un flashback in cui Susan lascia Edward. In questa scena la luce presente è esageratamente rossa, in modo da far risaltare il colore verde dell’automobile.

 

 

REVENGE MOVIE 

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La scena del quadro di cui si parla più approfonditamente verso la fine dell’analisi.

Susan, conoscendo bene Edward, viene sconvolta a tal punto dal romanzo che questo inizierà a perseguitarla nella sua vita quotidiana (si pensi alla scena del cellulare con l’app babymonitor, in cui è stato inserito uno dei jump scares meglio riusciti che si siano mai visti di recente). La domanda che si pone la protagonista e che si pone anche lo spettatore però è sostanzialmente una: perché Edward si è fatto vivo dopo tanto tempo dedicando alla sua ex moglie un romanzo così violento e disperato?
Arrivando al finale, ma in realtà anche prima, si capisce il motivo e ci si rende conto che tutto il film ruota in realtà attorno ad una vendetta.
La vendetta però non avviene tramite pistole ed omicidi, come nella storia narrata nel romanzo, bensì attraverso l’arte: è qui che viene fuori tutta la forza che può avere un’opera artistica. Un romanzo, un semplice insieme di parole è l’arma con cui Edward porta a compimento la sua vendetta.

 

 

I PERSONAGGI 

Un altro fattore molto interessante è come il personaggio di Jake Gyllenhal si evolve.

Sia nel mondo “reale” che all’interno del romanzo, viene rappresentato come una persona molto sensibile, infatti gli viene in più occasioni dato del “debole”, contrapposto alla violenta virilità dei bifolchi così come ai comportamenti di Susan. Questo finchè, in entrambe le realtà, il risentimento e il rancore si impossessano completamente di lui, portandolo a vendicarsi. In questo senso per me è molto importante la sua morte all’interno del libro perché potrebbe forse rappresentare la morte della sua parte più sensibile, quella di cui si era innamorata Susan.

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Uno degli stacchi di montaggio che collegano i due mondi e che vedono i due personaggi fare la stessa cosa.

Attraverso Susan, Ford realizza una spietata critica nei confronti del mondo borghese e di una cultura usa e getta che, a suo dire, si estende anche alle relazioni. Nei flashback la protagonista ci viene presentata come una ragazza appartenente ad una famiglia molto agiata con la quale è in forte conflitto. In particolare il regista si sofferma sul suo odio nei confronti della madre, spietata e cinica ma molto più simile a lei di quanto non sembri: è proprio lei a dire a Susan che “tutti diventano come le loro madri”. La protagonista si rifiuta di crederle e sposa Edward, dal quale la madre l’aveva messa in guardia, dicendo che le cose che amava di lui sarebbero col tempo diventate i motivi per odiarlo (riferendosi in particolare alla sua “debolezza”), avvertimento che ben presto si è rivelato premonitore. Col tempo Susan diventa a tutti gli effetti appartenente a quel mondo borghese che tanto odiava, lasciando Edward a favore di un uomo più ambizioso e in grado di darle delle certezze.
La condanna della protagonista è quella di essere sempre infelice, sempre insoddisfatta della sua vita.
“Non ti capita mai di pensare che la tua vita sia diversa da come la volevi?” si chiede.
È proprio Susan l’animale notturno a cui fa riferimento il titolo, condannata a passare notti insonni a riflettere sulla sua apparente inspiegabile (come dice lei, “ha tutto!”) infelicità.
La ricomparsa di Edward sembra essere una svolta positiva, un possibile ritorno a quel romanticismo andato perduto. Eppure lui, conoscendola, lo sa e sfrutterà proprio questa sua debolezza per restituirle tutto il dolore che ha patito a causa sua.
La cosa che più convince del ruolo di Susan è il fatto che allo stesso tempo è odiata per ciò che ha fatto e per ciò che rappresenta ma si riesce a percepire il suo profondo dramma personale.

Tuttavia il personaggio che più di tutti si impone sulla scena è però quello del cinico poliziotto interpretato da Michael Shannon[10], che sembra uscito direttamente da un film dei fratelli Coen[11]: condannato a vivere solo i restanti due anni della sua vita a causa di un cancro, si dice disposto a dedicare il poco tempo che gli rimane ad aiutare Edward. Con qualche efficace dialogo ma soprattutto attraverso gli sguardi, viene fatto intuire allo spettatore che tra i due si instaura un profondo rapporto, un’amicizia che sembra essere una delle poche cose positive del film, nonostante sia destinata a finire con la morte di entrambi.

 

 

INFLUENZE 

Guardando “Animali Notturni” sono principalmente tre i film che mi sono venuti in mente.
Il già citato “The Neon Demon” di Nicolas Winding Refn ma in realtà anche le altre pellicole che il regista svedese ha girato negli ultimi anni, ovvero “Drive”[12] e “Solo Dio Perdona”[13]. Come abbiamo visto ad

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Pioggia di brillantini in “Animali Notturni” (sopra) e “The Neon Demon” (sotto).

accomunare il film di Ford e quelli di Refn è la ricerca di un’estetica patinata(e anche di un’estetizzazione della violenza), la ricerca del visivamente bello. In entrambi i casi però quella che potrebbe sembrare una scelta fine a se stessa è in realtà strettamente connessa a ciò che viene raccontato. Ne avevamo già parlato nella recensione di “The Neon Demon”, a cui rimando. Il richiamo all’ultimo film di Refn si nota già dall’apertura, in entrambi (nel caso di “The Neon Demon” prima che compaia il titolo, nel caso di “Animali Notturni” prima che inizino i titoli di testa) abbiamo una cascata di brillantini che ben ci introducono all’estetica di cui si è scritto.
Il secondo film che mi è venuto in mente all’istante è stato “Funny Games”[14], il capolavoro di Michael Haneke[15]. È chiaro che il punto di contatto tra i due si ha nella scena dell’aggressione dei redneck: non è tanto la storia del film di Haneke ad essere richiamata, quanto le sensazioni che vengono fatte provare allo spettatore.

Assistendo al modo in cui l’alter ego di Edward non riesce ad uscire dalla brutta situazione in cui è sfortunatamente capitato, si prova lo

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Le strade notturne di “Strade Perdute” (sopra) e di “Animali Notturni” (sotto).

stesso senso di frustrazione e impotenza che si provava davanti alle angherie vissute dai protagonisti di “Funny Games”. Senza (quasi) mai voler scioccare attraverso la violenza visiva, Ford riesce a creare una fortissima tensione, creando una situazione più spaventosa di tutte le case infestate che si sono viste nei recenti film horror.

A farla da padrone è il senso di impotenza di Edward (che sia davanti a dei violenti bifolchi o davanti ad una storia d’amore che sta andando a rotoli) e dello spettatore che assiste senza poter far nulla, come in pochi altri casi quali il già citato “Funny Games” o l’altrettanto frustrante “Martyrs”[16] di Pascal Laugier[17].

Il terzo, ancor più chiaro, punto di riferimento è David Lynch, in particolare quello di “Strade Perdute”[18] che viene richiamato direttamente dalle inquadrature delle strade in mezzo al nulla, di notte, illuminate dai fanali dell’auto di Edward.
Anche il mondo borghese di Susan e i grotteschi personaggi che lo popolano possono far venire in mente dei personaggi Lynchani, come quelli dello star system di “Mulholland Drive”[19].
Per non parlare poi dell’idea che dietro ad una facciata apparentemente per bene si nasconda il marcio, idea molto cara a Lynch e sviluppata nella serie “Twin Peaks”[20] ma soprattutto in “Velluto Blu”[21].

 

 

COMPARTO TECNICO 

Riguardo al comparto tecnico abbiamo già detto molto.

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I due mondi collegati per contrasto di colori e linee compositive delle inquadrature.

La fotografia che gioca sul contrasto tra colori caldi e freddi, il montaggio utilizzato sapientemente per unire (o separare) i due mondi messi in scena. Importante è anche l’uso del rosso sangue, sempre presente (dai capelli della protagonista, della figlia e dei loro alter ego, passando per il sangue vero e proprio o il divano con sopra i cadaveri, che forse è ciò che rimane più impresso).
Da sottolineare è anche l’uso che viene fatto della splendida colonna sonora che riesce ad essere allo stesso tempo malinconica e inquietante: sono presenti moltissime scene dominate dalla colonna sonora, mentre in altre la tensione viene costruita per sottrazione, eliminandola completamente e lasciando spazio solo ai dialoghi e ai rumori ambientali.
Ford dimostra un’abilità registica sorprendente, specialmente se si pensa che questa è soltanto la sua seconda incursione nel mondo del cinema. Le inquadrature sono costruite con minuziosa attenzione ed alcune potrebbero essere dei veri e propri quadri a se stanti.

Va poi detto che gran parte della potenza di “Animali Notturni” è data dalle strepitose interpretazioni di tutti gli attori, dai protagonisti ai coprotagonisti ai ruoli minori. Gyllenhaal è come al solito bravissimo, così come Amy Adams[22]. Nei ruoli minori sono convincenti sia

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Un altro collegamento tra i due mondi: i cadaveri della moglie e della figlia di Tony (in alto) e la figlia di Susan (in basso).

Karl Glusman[23] che Jena Malone[24] (altri due punti di contatto con “The Neon Demon”). A sorprendere di più però sono Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson[25]; se il primo aveva già dato dimostrazione del suo talento, il secondo offre qui la sua migliore interpretazione.

Sono due le uniche critiche negative che mi sento di fare e sono riferite a due scene ben precise.
La prima è quella in cui Susan, dopo aver abortito,  vede Edward sotto alla pioggia che la osserva, a parer mio un po’ troppo esagerata e inverosimile.
La seconda è quella in cui Susan passa davanti al quadro con scritto “Revenge”: si tratta di un intervento diretto di Ford che poteva essere evitato (nonostante visivamente sia molto potente), quando lo spettatore avrebbe potuto capire da solo di cosa si stava parlando, per cui dal punto di vista narrativo è una scena superflua, si spiega solo con la volontà del regista di intervenire all’interno del film.

 

 

CONCLUSIONE 

Che cos’è quindi “Animali Notturni”? Un revenge movie, una spietata riflessioni sul rapporto di coppia da affiancare al bellissimo “Gone Girl”[26] di David Fincher[27], un film art house che fa del cinema di genere il veicolo delle sue riflessioni, un trionfo di estetica, una pellicola in cui la suspense divora lo spettatore dall’inizio alla fine, una riflessione sull’arte e sull’America; uno dei migliori film di questo 2016, premiato con il Leone d’argento (Gran premio della giuria) a Venezia.

“Animali Notturni” è tutto questo e probabilmente molto altro.

 

 

 

Scritto da: Tomàs Avila.

 

 

 

Note:

[1] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1315981/?ref_=fn_al_nm_1a .

[2] Link Wikipedia dello scrittore: https://it.wikipedia.org/wiki/Austin_Wright .

[3] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0001178/?ref_=tt_ov_dr .

[4] Link IMDb del film: http://www.imdb.com/title/tt0068833/?ref_=fn_al_tt_2 .

[5] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0072271/?ref_=fn_al_tt_1 .

[6] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0716347/?ref_=nv_sr_1 .

[7] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1974419/?ref_=nm_knf_i1 .

[8] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000186/?ref_=fn_al_nm_1 .

[9] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0350453/?ref_=fn_al_nm_1

[10] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0788335/?ref_=nv_sr_1 .

[11] Link IMDB dei registi: http://www.imdb.com/name/nm0001054/?ref_=nv_sr_1 .

[12] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0780504/?ref_=nm_knf_i2 .

[13] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1602613/?ref_=fn_al_tt_1 .

[14] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/find?ref_=nv_sr_fn&q=funny+games&s=all .

[15] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0359734/?ref_=tt_ov_dr .

[16] Link IMDb del film: http://www.imdb.com/title/tt1029234/?ref_=fn_al_tt_1 .

[17] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm1052791/?ref_=tt_ov_dr .

[18] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0116922/?ref_=fn_al_tt_1 .

[19] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0166924/?ref_=fn_al_tt_1 .

[20] Link IMDB della serie tv: http://www.imdb.com/title/tt0098936/?ref_=fn_al_tt_1 .

[21] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0090756/?ref_=fn_al_tt_1 .

[22] Link IMDB dell’attrice: http://www.imdb.com/name/nm0010736/?ref_=fn_al_nm_1 .

[23] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm3194762/?ref_=nv_sr_1 .

[24] Link IMDB dell’attrice: http://www.imdb.com/name/nm0540441/?ref_=nv_sr_1 .

[25] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm1093951/?ref_=nv_sr_1 .

[26] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt2267998/?ref_=fn_al_tt_1 .

[27] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000399/?ref_=tt_ov_dr .