Recensione Lola Darling

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Regia: Spike Lee.
Soggetto: Spike Lee.
Sceneggiatura: Spike Lee.
Musiche: Bill Lee.
Direttore della fotografia: Ernest Dickerson.
Produttore: Monty Ross, Spike Lee.
Anno: 1986.
Durata: 81′.
Paese: Stati Uniti.
Interpreti e personaggi: Nola Darling (Tracy Camilla Jones), Jamie Overstreet (Redmond Hicks), Greer Childs (John Canada Terrell), Mars Blackmon (Spike Lee), Opal Gilstrap (Raye Dowell), Clorinda Bradford (Joie Lee), Sonny Darling (Bill Lee).

lola darling

Siamo a Brooklyn al tramonto degli anni Ottanta e Nola Darling è una giovane grafica che vive in uno spazioso appartamento-atelier, un microcosmo a lei somigliante dove realizza dei collages per delle riviste. I muri sono tappezzati dai suoi lavori finiti o work in progress ed il suo letto, il “letto dell’amore”, è il sole attorno al quale tutto e tutti ruotano. Nola è affascinante, indipendente e creativa, un’amante docile ma ingorda che trascina qualunque preda nella sua tana. Così, ha tre relazioni molto diverse tra loro ma simultanee con Jamie, Mars e Greer. Jamie Overstreet (Raimond Hicks) è un uomo tutto d’un pezzo, giudica Nola senza esserne giudicato, ne biasima la condotta libertina senza per questo rinunciare alla sua relazione con un’altra donna. Mars Blackmon (Spike Lee) è un perfetto esemplare di b-boy, disoccupato e attaccato alla gonna di Nola come in una caricatura bizzarra del complesso di Edipo.

lola darlingInfine Greer (John Canada Terrell) è un narciso dal fisico scultoreo che cerca in lei un soggetto plasmabile fino alla perfezione. La storia di Nola Darling – esordio cult di Spike Lee – è quella di una donna e della sua individualità, in un ritratto che non vuole essere anche quello di tutte le donne afroamericane. I personaggi, guardando direttamente in camera, ci raccontano i retroscena di questo triangolo amoroso attraverso pettegolezzi e osservazioni che diventano materia di un racconto vivace. Si descrivono l’un l’altro, ognuno secondo le espressioni e lo slang del proprio milieu. Le riprese in bianco e nero, semplici e asciutte, sono assemblate in un montaggio dinamico, a tratti simile ad uno street video, alternato a bellissime stills dal gusto urbano.

lola darlingCosì, se non riesce e non vuole essere un film sulle donne, riesce ad essere un film su una donna a braccetto con la sua città, le sue aspirazioni e i suoi uomini, al passo con il jazz firmato Bill Evans, perfetto per il tono drammatico ma irriverente del film. Tra i premi, il Prix de la Jeunesse al Festival di Cannes (1986), il Los Angeles Film Critic Award (1986), il Clarence Muse Youth Award al Black Filmakers Hall of Fame (1986), l’Independent Spirit Awards (1987) come miglior film d’esordio e lo Special Image Award (1987).

 

Scritto da: Ludovica Girau.

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