Recensione Fuoristrada

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Regia: Elisa Amoruso.
Soggetto: Elisa Amoruso.
Sceneggiatura: Elisa Amoruso.
Musiche: Stefano Ratchev, Mattia Carratello.
Direttore della fotografia: Martina Cocco, Giorgio Horn.
Montaggio: Chiara Griziotti.
Produttore: Meproducodasolo.
Anno: 2013.
Durata: 68′.
Paese: Italia.
Interpreti e personaggi: Beatrice Della Pelle, Marioara Dandiloveanu, Daniele Acciobanidei.

Pino (Giuseppe Della Pelle) è un meccanico, ha un’officina in Piazza Zama a Roma ed è anche un campione di rally con i fuoristrada. Forgiato a percorrere strade sterrate, Pino decide di seguirne una tutta sua, intraprendendo una cura ormonale e diventando Beatrice. Questo, senza mai affrontare l’operazione definitiva per il cambio di sesso perché, dice, “Bea sta bene così”.

fuoristradaBeatrice incontra Marianna (Marioara Dadiloveanu), la badante rumena di sua madre, di cui si innamora subito. Entrambe vivono in una casa di campagna e a completare il quadro familiare ci sono Daniele, il Gigante Gentile figlio di Marianna, l’anziana mamma di Beatrice e il cane Kira. Vincono l’ostilità della sindaca di Nemi e riescono a sposarsi, rigorosamente in rosa.

Elisa Amoruso, già sceneggiatrice al fianco di Claudio Noce, Marco Ponti ed Elisa Fuksas, ci regala al suo esordio alla regia di un lungometraggio un documentario di struggente tenerezza senza fare le veci di una parte. L’autrice lascia che lo sguardo della camera si insinui con discrezione negli abbracci e nelle sfide semplici e complesse del quotidiano delle protagoniste. Ne scaturisce una riflessione fluida, silenziosa sino ad una lodevole impercettibilità. Un docu-film privo dei volumi alti della denuncia sociale e politica, tanto che l’Amoruso stessa ha definito il suo lavoro come “un viaggio […] senza proclami, senza prese di posizione“.

fuoristradaA discapito del titolo, nulla è fuoristrada ma le energie dei singoli componenti della famiglia, delle singole dita del pugno chiuso, concorrono in armonia all’equilibrio d’insieme e la transessualità di Pino/Beatrice, patriarca e matriarca, non si erge al di sopra delle identità degli altri personaggi.
Il film differisce molto da opere di analoga tematica come Mala Mala (2014) per avvicinarsi di più alla delicatezza di un precedente Transparent (Jules Rosskam, 2005)
La presa diretta è sgombra da perfezionismi, coerente agli intenti dell’autrice e meritevole di avere una fotografia di romantico realismo al punto di essere, a volte, sovraesposta. Beatrice Della Pelle non ha bisogno di lezioni ma è un’attrice dall’innata capacità di stare davanti all’obiettivo. Unico vezzo concesso, gli appariscenti vestiti nuziali. Presentato all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, si è aggiudicato una menzione speciale della giuria di Prospettive Doc Italia.

 

Scritto da: Ludovica Girau

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