Italian Horror Story: Dario Argento. Parte 2.

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Insieme ai successivi Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971), L’uccello delle piume di cristallo costituisce la cosiddetta “trilogia degli animali”.

Con Il gatto a nove code Dario Argento presenta alcune sequenze ambientate in una cripta che richiamano i vecchi film gotici e approfondisce l’estetica dell’assassino; la sceneggiatura fu curata da Dardano Sacchetti, autore già di Reazione a catena di Mario Bava.

4 mosche di velluto grigio

In 4 mosche di velluto grigio l’orrore è insito nel modo di rappresentare la realtà più che la fabula, soprattutto per quanto concerne la costruzione della tensione narrativa e per la presenza incombente di un inquietante assassino che agisce durante le ore notturne.

In questa pellicola Argento introduce inoltre i giocattoli per bambini e le melodie infantili in funzione orrorifica, ennesimo lascito di Bava; la maschera dell’assassino stessa ha le fattezze di un pupazzo infantile.

In Profondo rosso, Argento si destreggia con elementi più marcatamente gore, motivo per cui la pellicola risulta essere ancora un giallo deduttivo ma al contempo presenta una tendenza visionaria e orrorifica del regista che lo porteranno in seguito alla realizzazione del suo primo horror, Suspiria. La pellicola è oggi considerata un cult movie in Italia e all’estero, soprattutto in Stati Uniti e Giappone.

 

PROFONDO ROSSO

profondo rosso

Regia: Dario Argento.
Soggetto: Dario Argento,  Bernardino Zapponi.
Sceneggiatura: Dario Argento,  Bernardino Zapponi.
Musiche: Goblin.
Direttore della fotografia: Luigi Kuveiller.
Produttore: Salvatore Argento, Angelo Iacono.
Anno: 1975.
Durata: 127’.
Paese: Italia.
Interpreti e personaggi: David Hemmings (Mark), Daria Nicolodi (Gianna Brezzi), Gabriele Lavia (Carlo), Macha Méril (Helga Ulmann), Giuliana Calandra (Amanda Righetti), (Clara Calamai) Marta.

 

 

Nel corso di un congresso di psicologia, la famosa medium Helga Ulmann (Macha Méril) percepisce fra il pubblico seduto in sala una presenza sinistra che ha ucciso in passato e che sta per farlo ancora. Quella stessa sera Helga viene massacrata in casa ed un musicista americano, Mark (David Hemmings), si trova ad assistere casualmente dalla strada all’omicidio insieme all’amico Carlo (Gabriele Lavia), un alcolista. Il musicista si precipita nell’appartamento della medium ma la donna è ormai morta. Seguono altre macabri uccisioni e Mark, insieme alla giornalista Gianna Brezzi (Daria Nicolodi), inizia ad indagare sull’accaduto. Tra questi, particolarmente cruento fu l’omicidio dell’autrice di un misterioso libro, Amanda Righetti (Giuliana Calandra), che Mark stava cercando di rintracciare per risalire all’identità del killer: l’assassino ha scoperto che Mark sta cercando di identificarlo e comincia a minacciarlo telefonicamente. Alla fine Mark riesce a portare a galla un terribile fatto di sangue avvenuto in una villa fino ad arrivare a scoprire che il temibile killer è in realtà Marta (Clara Calamai) la madre di Carlo, che anni prima, in preda ad una follia omicida, aveva ucciso il marito sotto gli occhi del figlio.

Il meccanismo narrativo del film si basa su una visione da far riaffiorare, identificare ed interpretare: è il caso del prologo, con la sequenza che mostra il volto dell’assassino attraverso uno specchio che né il protagonista, né lo spettatore riescono a notare, scambiando il volto della donna per il particolare di un quadro.

profondo rosso

Argento in questa pellicola porta all’estremo il problema dello sguardo che subisce una tripartizione: è presente infatti l’occhio del personaggio, l’occhio della macchina da presa ma anche quello dello spettatore. Quest’ultimo risulta fondamentale perché l’attenzione del regista nei confronti dell’effetto sul pubblico è uno degli elementi che lo spingono a concentrarsi sull’aspetto tecnico e linguistico, in una centralità del fare cinema che guarda al passato e al presente, partendo da radici che sono quelle del cinema italiano di genere anni Sessanta.

In Profondo rosso, Argento perfeziona l’estetica dell’omicidio, secondo la lezione di Bava: la novità nel giallo all’italiana è, come già anticipato, la messa in scena della morte per cui conta la preparazione dell’omicidio e l’insistere sui particolari di norma meno accettabili dell’uccisione, rappresentandola in maniera a tratti dissacrante ed ironica; essa, maggiormente in Argento che in Bava, ha tempi rigorosi di rappresentazione e in alcune situazioni arriva ad assumere più rilevanza della narrazione stessa.

L’assassinio per annegamento nella vasca da bagno ai danni della modella Tao Li in Sei donne per l’assassino e di Amanda Righetti in Profondo rosso, due sequenze divenute ormai iconiche in entrambe le pellicole, sono un esempio della cristallizzazione degli stilemi per quanto riguarda la costruzione messa in scena dell’omicidio.

profondo rosso

 

Una caratteristica rilevante dell’assassino del thriller è che, prima delle pellicole di Argento e Bava, non ha sesso o è un maschio: in questi film invece sono spesso le donne ad essere dei maniaci, rappresentando un ribaltamento rispetto al giallo tradizionale inaugurato da Alfred Hitchcock.

Pertanto, l’inganno in Profondo rosso, L’uccello dalle piume di cristallo e precedentemente in Sei donne per l’assassino e La ragazza che sapeva troppo di Bava è che le donne assassine hanno sembianze maschile e il movente è spesso a sfondo sessuale.

La colonna sonora fu curata dai The Goblin ed è parte integrante della narrazione: la musica nei film di Argento assumerà sempre più corporeità proprio a partire da Profondo rosso.

L’utilizzo di una colonna sonora incalzante, le soggettive dell’assassino, l’omicidio che avviene nel prologo, le uccisioni eseguite con armi da taglio e l’immagine stessa del bambino con il coltello in mano sono tutti elementi propri del thriller di Argento che vengono ripresi e rielaborati da John Carpenter in Halloween; in Halloween II – Il signore della morte (Halloween II, Rick Rosenthal, 1981) si assiste ad una sequenza di omicidio per annegamento ripresa da Profondo rosso. Nel film di Wes Craven, Scream 2, si scopre alla fine che è una madre l’assassina a celarsi dietro la maschera con le fattezze de L’Urlo, similmente alla Calamai di Profondo rosso. 

 

SUSPIRIA

suspiria

Regia: Dario Argento.
Soggetto: Dario Argento, Daria Nicolodi.
Sceneggiatura: Dario Argento, Daria Nicolodi.
Musiche: Goblin.
Direttore della fotografia: Luciano Tovoli.
Produttore: Claudio Argento.
Anno: 1977.
Durata: 95’.
Paese: Italia.
Interpreti e personaggi: Jessica Harper (Susy Benner), Stefania Casini (Sarah), Flavio Bucci (Daniel), Alida Valli (Miss Tanner), Barbara Magnolfi (Olga), Miguel Bosé (Mark).

 

 

Nel 1977 esce Suspiria, pellicola in cui Argento si libera degli obblighi della trama per mettere in scena la “pura estetica dell’omicidio”.

Susy (Jessica Harper) è una studentessa di danza classica che decide di iscriversi nella prestigiosa accademia di Friburgo. Durante il soggiorno succedono strani eventi ed alcune sue compagne vengono massacrate in maniera orripilante. Sull’edificio che ospita la scuola, una vecchia costruzione isolata e immersa in un bosco, grava in realtà un’antica maledizione e la direttrice sembra essere in comunicazione con l’aldilà. Susy scopre che l’accademia è stata fondata dalla strega Helena Markos e che in quel luogo viene praticata la magia nera. La ragazza trova infine il cadavere della sua compagna di stanza Sarah (Stefania Casini) inchiodato ad una bara. Mentre cerca riparo dalle streghe, Susy risveglia accidentalmente quella che si rivela essere Helena Markos che rianima il corpo di Sarah e le comanda di aggredire la protagonista ma Susy riesce infine a pugnalare la vecchia strega. La morte della Markos causa il crollo dell’edificio e Susy fugge.

In Suspiria, debutto del regista nel mondo dell’horror, si fa per la prima volta ricorso al sovrannaturale, riprendendo un clima gotico e da fiaba horror; Argento si ispira a Bava per un’adeguata fotografia, le suggestioni visive e l’uso visionario del colore, ove predominano il rosso e il blu.

 

suspiria

Scrive Rudy Salvagnini: “Argento utilizza in chiave apertamente horror elementi del mondo delle favole, presentando personaggi tipici di quel mondo, dall’apparentemente inerme protagonista alle streghe. Lo fa con un notevole tasso di cattiveria e di convinzione. Come Cappuccetto Rosso, Suzy entra in una strana dimora, ancora più pericolosa di un bosco oscuro, popolata da personaggi misteriosi, alcuni ostili, altri forse amichevoli, altri ancora ambigui e deve contare solo sulla sua innocenza per sperare di salvarsi. L’Accademia non è il classico luogo chiuso dall’atmosfera macabra tipico degli horror: è un luogo magico, multicolore, attraente, eppure ancora più letale”.Affidandosi più alla forza delle immagini che ai dialoghi tra i protagonisti, Argento riprende alcune caratteristiche che possono essere definite canoniche nell’horror – come la presenza delle streghe – innovandole, anche grazie all’uso della colonna sonora non più sinfonica ma progressive-rock curata dai The Goblin.

In Suspiria, Argento libera ulteriormente l’immagine dalle necessità narrative, andando a sperimentare soluzioni stilistiche sempre più complesse che troveranno seguito in Inferno (1980). Ugualmente le scenografie, a metà strada tra il liberty e la pop art, dove dominano colori come rosso scuro, viola e nero, danno l’idea di una vicenda in cui tempo e spazio non hanno una precisa collocazione.

suspiria

Il film è il capostipite di una trilogia ispirata al mito delle Tre Madri, oscure divinità che simboleggiano e racchiudono in sé le forze del Male (speculari e contrapposte, in questo, al mito della Trinità presente nella religione cattolica) di cui fanno parte i successivi Inferno e La terza madre (2007).

Suspiria ha rappresentato un enorme successo per l’horror nostrano e ha consacrato Argento a maestro del genere soprattutto all’estero e negli USA, dove sono presenti moltissimi estimatori di questa pellicola tra cui John Carpenter e Sam Raimi.

 

 

 

Continua…

Scritto da: Molly Jensen

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