Analisi Il Labirinto del Fauno

In Analisi film, Cinema, Tomàs Avila by Tomas Avila

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Prima di cominciare avviso i lettori che in questa recensione saranno presenti degli spoiler, necessari per analizzare al meglio il film.

 

Regia: Guillermo Del Toro.
Soggetto: Guillermo Del Toro.
Sceneggiatura: Guillermo del toro.
Musiche: Javier Navarrete.
Direttore della fotografia: Guillermo Navarro.
Produttore: Alfonso Cuaron, Alvaro Augustin, Guillermo del Toro, Frida Torresblanco, Nertha Navarro.
Montaggio: Bernat Vilaplana.
Anno: 2006.
Durata: 114’.
Paese: Spagna, Messico.
Interpreti e personaggi: Serci Lopez (Capitano Vidal), Ivana Baquero (Ofelia), Maribel Verdu (Mercedes), Doug Jones (Fauno e uomo pallido), Aridna Gil (Carmen), Alex Angulo (dottore), Manolo Solo (Garces).

 

Introduzione:
Trama Realizzazione Comparto tecnico Il mondo delle fiabe Le fiabe e l’immaginazione per sconfiggere il fascismo Premi e riconoscimenti 

TRAMA 

Nella Spagna del 1944, quasi alla fine della guerra civile, una bambina di nome Ofelia si trasferisce con la madre Carmen, incinta e risposata da poco, a casa del nuovo marito Vidal capitano dell’esercito fascista.
Ofelia, grande lettrice di fiabe, incontrerà presto il Fauno, una creatura magica che le affiderà tre prove da portare a termine per poter diventare principessa di un mondo magico.
La guerra tra i ribelli e il capitano Vidal comincia ad intrecciarsi con il mondo magico di Ofelia. La situazione diventa sempre più drammatica quando la madre di Ofelia muore dando alla vita il piccolo fratello. Sarà allora che alla protagonista verrà chiesto dal Fauno il sacrificio del suo fratellino. Ofelia si oppone a tale richiesta , scelta che le costerà la vita, permettendole tuttavia di diventare principessa del mondo magico grazie al coraggio dimostrato.

 

REALIZZAZIONE 

Del Toro pensò per la prima volta a questo soggetto nel 1993, immaginando una storia che contrapponesse una realtà molto difficile alla fantasia e alla magia. Il regista però, non trovando i sovvenzionamenti necessari, fu costretto ad accantonare il progetto e a dedicarsi ad altri film (Cronos[1] e Mimic[2]). Visto il discreto
successo riscosso dai suddetti lavori, poté dedicarsi ad un primo lungometraggio più personale: “La Spina del Diavolo”[3]. il labirinto del faunoQuesto film può essere visto come l’antecedente del Labirinto del fauno. Anche qui abbiamo la contrapposizione tra la magia e la realtà della resistenza spagnola.
In entrambi i protagonisti sono bambini costretti ad affrontare un mondo molto violento e disperato. Il film fu un fallimento al botteghino e Del Toro tornò a dedicarsi a delle pellicole più commerciali (Blade 2[4] e Hellboy[5]), sempre mantenendo invariati però il suo stile e la sua poetica. Specialmente per merito di Blade 2, che registrò incassi strepitosi, il regista decise di tornare a dei progetti più personali e fu così che si mise all’opera per realizzare quell’idea che aveva fin dal 1993.
La produzione del film fu molto faticosa ed altrettanto difficoltoso fu il reperire i finanziamenti necessari[6]. Il regista decise infatti di distaccarsi completamente da Hollywood per avere maggiore libertà ed essere libero dalle imposizioni dei produttori. Il film fu girato in Spagna e ci vollero complessivamente un anno di preparazione, quattro mesi di riprese e sei mesi di post-produzione.
Fortunatamente Del Toro riuscì a portare a termine il progetto che lui stesso considera tutt’ora il suo film più riuscito.

 

COMPARTO TECNICO 

Nel caso del Labirinto del Fauno l’aspetto tecnico è ancora più importante del solito. Il regista ed i suoi collaboratori infatti hanno dedicato la massima attenzione alla fotografia, alle scenografie, alle musiche e alla regia, cercando di adattarle perfettamente alla storia che si voleva raccontare per riuscire a rendere nel migliore dei modi il contrasto tra il mondo magico e quello reale, dualismo su cui si basa l’intero film.

il labirinto del faunoPartiamo quindi dalla fotografia di Guillermo Navarro. L’idea di Navarro e di Del Toro fu quella di giocare con le tonalità dei colori e con le forme per caratterizzare i due mondi contrapposti. A parte alcune eccezioni possiamo notare come le scene in cui vediamo il mondo magico siano caratterizzate da tonalità calde ed avvolgenti che vanno dal rosso al dorato. A queste sono contrapposti i colori con cui è dipinto il mondo reale: quasi sempre tonalità fredde, vengono utilizzati principalmente il blu, il grigio e il nero. Per quanto riguarda le forme, notiamo una distinzione tra quelle squadrate, rette e angolose del mondo del capitano fascista e quelle rotondeggianti ed aggraziate che caratterizzano il mondo fantastico ma anche i luoghi del mondo reale in cui vediamo più spesso la piccola Ofelia, per esempio il bagno.
Il pozzo in cui Ofelia incontra il Fauno per la prima volta costituisce un’eccezione. Il regista e Navarro vollero rappresentare il pozzo come un mondo a metà tra quello reale e quello magico, un luogo di transizione,
caratterizzato principalmente dall’uso del colore verde.
Man mano che la storia va avanti e che la magia si intreccia ed interagisce con il mondo reale, questa distinzione tra colori freddi e colori caldi si fa sempre più sottile.

il labirinto del faunoLe scenografie di Eugenio Caballero sono principalmente ispirate alle atmosfere delle illustrazioni di Arthur
Rackham[7]. Il lavoro svolto dallo scenografo e dai suoi collaboratori fu grandioso. Anche in questo caso l’intento fu quello di rendere le scenografie parte integrante della storia. La casa, uno dei principali luoghi in cui si svolge la vicenda, è stata costruita curando i minimi dettagli ed inserendo rimandi al mondo fantastico.  Si passa così dai corrimani delle scale in cui sono raffigurate delle teste di fauno alle incisioni sulle porte raffiguranti anch’esse il fauno, arrivando alla testata del letto della madre di Ofelia sulla quale sono incise le corna dello stesso. Il simbolo delle corna, forma che rimanda anche alla metafora uterina della nascita e della rinascita, è presente in molti momenti del film: dall’albero[8] dove la protagonista incontrerà il rospo gigante al libro magico che si sporca di sangue.
Per quanto riguarda il mondo magico, queste ambientazioni sono state realizzate in parte costruendole realmente e in parte tramite l’utilizzo della CGI, il cui utilizzo tuttavia non è mai eccessivo[9].

La colonna sonora di Javier Navarrete si rifà costantemente alla ninnananna che Mercedes canta ad Ofelia[10]. Del Toro dice di aver fatto cambiare più volte la ninnananna a Navarrete, fino a quando sua figlia non diede il suo consenso. La colonna sonora riesce ad essere drammatica e struggente ed accompagna perfettamente tutti i momenti più importanti del film senza mai essere troppo invadente. Anche in questo caso si integra a tal punto da diventare parte della storia, infatti, come già detto, il tema principale della colonna sonora viene proprio cantato da uno dei personaggi.

il labirinto del faunoLa regia di è per la maggior parte del film dinamica, raramente la telecamera è ferma, bensì si muove continuamente tra le ambientazioni con la curiosità di un bambino alla scoperta di un mondo incantato. Il regista decide inoltre di tenere quasi sempre la telecamera all’altezza della piccola protagonista, con l’intento di raccontare la storia da un punto di vista infantile.
Importante è inoltre il tentativo di congiungere i due mondi tramite l’utilizzo di alcune tecniche di ripresa. Sono
molte, soprattutto nella prima metà del film, le transizioni verticali ed orizzontali che ci portano dal mondo magico a quello reale o viceversa. Del Toro utilizza anche dei piani sequenza che ci portano senza stacchi dal reale al fantastico.
Il regista ricorre spesso ad una sorta di “rima visuale” (come lui stesso l’ha definita)  che consiste nella ripetizione di situazioni simili in più parti del film, utilizzando movimenti di macchina quasi identici o caratterizzando in modo simile le ambientazioni[11].

E’ fondamentale inoltre citare i nomi di David Martì e Montse Ribé che si occuparono del trucco. Il design delle varie creature fantastiche è studiato molto bene e anche in questo caso unisce CGI e trucco.
Del Toro ha più volte affermato che il personaggio dell’uomo pallido fu ispirato dal quadro di Goya “Saturno che divora i suoi figli”.
Grandissima è stata inoltre l’interpretazione di Doug Jones ( il Fauno e l’uomo pallido), molto abile in questo tipo di ruolo, che è riuscito a dare grande spessore ai suoi personaggi.

 

IL MONDO DELLE FIABE 

Del Toro ha dimostrato con questo film di conoscere molto bene il mondo delle fiabe. Il regista si rifà a tutto l’universo fiabesco esistente, da Andersen ai fratelli Grimm, da Alice nel paese delle meraviglie arrivando persino a citare David Copperfield di Dickens[12].
il labirinto del faunoCome da tradizione la storia fantastica è inserita in un contesto ostile ed oppressivo, caratteristica tipica di tutte le fiabe sopra citate.
Sono molti gli aspetti ripresi dall’universo fiabesco: vi sono infatti nel film elementi quasi archetipici come la pozione magica, le chiavi che aprono le porte ad altri mondi e altre creature fantastiche come la mandragola.
La presenza del polline è ricorrente nel film, questo è infatti un altro degli aspetti che caratterizzano il mondo fantastico, scomparendo quasi completamente in presenza del capitano Vidal.
Il regista riprende inoltre dal mondo delle fiabe la celebre regola del tre che consiste nella ripetizione per tre di alcuni elementi:  il pozzo verrà visitato tre volte, vi sono tre porte nella stanza dell’uomo pallido, tre sono le prove che deve affrontare Ofelia e via dicendo.
Interessante è infine la caratterizzazione dei ribelli:  vengono rappresentati quasi come delle creature magiche, vivono in una grotta nella foresta isolati dal mondo reale, compaiono dal nulla quasi magicamente salvando la situazione ed inoltre sono sempre accompagnati dalla presenza del polline.

 

 

LE FIABE E L’IMMAGINAZIONE PER SCONFIGGERE IL FASCISMO 

Il contrasto tra mondo magico e mondo reale è presente fin dalle prima scena in cui ci viene presentata prima una città magica ed in seguito le rovine di Belachite[13], simbolo del conflitto che era in atto in Spagna e dell’orrore della guerra.
La storia di Ofelia si presta a più interpretazioni. Può essere letta negativamente come una sorta di utopia della fuga immaginata dalla bambina per scappare da un mondo oppressivo. il labirinto del faunoA questa può essere contrapposta una positiva, condivisa tra l’altro dallo stesso Del Toro: il mondo magico non è una falsa salvezza, non è immaginazione. Esiste realmente ma solo Ofelia riesce a vederlo perché è pura e non contaminata dal fascismo, la cosa più spaventosa del film. La pellicola può essere quindi vista come un inno alla libertà e all’immaginazione che per eccellenza sono le armi per sconfiggere il fascismo.
La fantasia e la disubbidienza della bambina sono ciò  che le permette di non sottostare al controllo del capitano Vidal, al contrario della madre che ormai non riesce più ad immaginare ed è completamente calata nell’oppressivo mondo del nuovo marito.
Il mondo di Vidal è completamente opposto a quello della bambina, si basa sul sottostare a delle regole
imposte da chi sta in alto, un mondo meccanico e preciso come l’orologio[14] che il capitano ha ereditato dal padre, eroe di guerra.
il labirinto del faunoOfelia invece non accetta a le regole imposte che non ritiene giuste, ne nel mondo reale ne in quello magico, ed è proprio per questo motivo che alla fine viene premiata con una nuova vita.
Del Toro ha affermato di aver sempre avuto in mente una frase di Kirkegaard come chiave d’interpretazione del film: “Il regno del tiranno termina con la sua morte, il regno del martire inizia con essa”.
Questa citazione rispecchia perfettamente il finale della storia. Il tiranno (il capitano Vidal)  alla fine subisce la peggior punizione che potesse mai immaginare:  non solo viene ucciso ma muore con la certezza che suo figlio non saprà mai chi era suo padre. Il desiderio di eternità e di perseveranza della propria stirpe viene così meno. Vidal verrà dimenticato da tutti, al contrario di Ofelia. Questa, come già detto, riesce con la morte fisica ad ottenere una vita eterna nel mondo magico in cui desiderava vivere ed inoltre verrà ricordata anche nel mondo “reale”. Vediamo infatti un fiore bianco germogliare in seguito alla sua morte, questo fa capire che la bambina non verrà mai dimenticata e che il suo sacrificio non è avvenuto in vano.

 

PREMI E RICONOSCIMENTI 

Il film venne molto apprezzato ed ottenne anche un ottimo successo al botteghino visto il budget estremamente ridotto con cui venne realizzato.
Il labirinto del fauno vinse inoltre molti premi in svariati festival di cinema. Agli Oscar si aggiudicò 5 candidature e 3 premi: migliore forografia, migliore scenogafia, miglior trucco.
Per vedere gli altri premi vinti dal film visitare la pagina di wikipedia ad essa dedicato: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_labirinto_del_fauno .

 

Scritto da: Tomàs Avila.

 

NOTE:

[1] Film del 1993: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=6693

[2] Film del 1997: http://www.mymovies.it/film/1997/mimic/

[3] Film del 2001: http://www.mymovies.it/film/2001/laspinadeldiavolo/

[4] Film del 2002: http://www.mymovies.it/film/2002/blade2/

[5] Film del 2004: http://www.mymovies.it/film/2004/hellboy/

[6] Il budget finale fu di circa 3500000 anche se molto spesso si pensa che il film sia costato intorno ai 13000000$.

[7] Pagina dell’artista: http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Rackham

[8] Albero che fu anch’esso ideato da Caballero e fu costruito con un’intelaiatura di ferro ricoperta soprattutto da rami e cortecce di alberi trovati nei dintorni.

[9] Da sottolineare in questo caso è la camera da pranzo in cui Ofelia incontra l’uomo pallido, le cui pareti sono decorate con dei dipinti di Carlos Glimenez che cercò di riprodurre l’estetica dei dipinti medievali.

[10] https://www.youtube.com/watch?v=gFbEs2MPHro

[11] Per esempio la scena della tortura del prigioniero e quella di Mercedes oppure la sala da pranzo della casa di Vidal che richiama quella dell’uomo pallido. Il capitano inoltre è seduto a capotavola esattamente come il mostro fantastico.

[12] La scena in cui Ofelia incontra per la prima volta il comandante Vidal che le dice che si saluta con la mano destra.

[13] Città spagnola distrutta durante la guerra. Era una roccaforte della resistenza fascista.

[14] Abbiamo qui un’altra citazione. L’orologio è un riferimento a “Mala raza”, un film girato durante il fascismo, in cui un franchista moriva e si rompeva il suo orologio, rimasto fermo per sempre all’istante della sua morte.