Analisi Elephant

In Analisi film, Cinema, Tomàs Avila by Tomas Avila

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Prima di cominciare avviso i lettori che in questa recensione saranno presenti degli spoiler, necessari per analizzare al meglio il film.

 

Regia: Gus Van Sant.
Soggetto: Gus Van Sant.
Sceneggiatura: Gus Van Sant.
Musiche: Ludwig van Beethoven.
Direttore della fotografia: Harris Savides.
Produttore: Danny Wolf, Diane Keaton, Bill Robinson, Jay Hernandez.
Montaggio: Gus Van Sant.
Durata: 81’
Anno: 2003
Paese: USA.
Interpreti e personaggi: John Robinson (John McFarland), Alex Frost (Alex), Elias McConnel (Elias), Eric Deulen (Eric), Nathan Tyson (Nathan), Carrie Finklea (Carrie), Kristen Hicks (michelle), Alicia Miles (Acadia), Jordan Taylor (Jordan), Nicole George (Nicole), Brittany Mountain (Brittany), Bennie Dixon (Benny). Timothy Bottoms (Mr. McFarland), Matt Malloy (Mr. Luce).

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Indice:
Trama Introduzione La realizzazione del film Comparto tecnico Tematiche Premi e riconoscimenti 

                 

 

TRAMA 

Il film racconta una normale giornata all’interno di un liceo americano, sconvolta da due studenti che compiono una strage.

 

INTRODUZIONE 


Elephant è un film che ha fatto molto discutere e che ha suscitato opinioni contrastanti.  Come spesso accade con i film di una certa rilevanza, la critica si è spesso divisa tra giudizi molto negativi ed altri positivi. Che ci si trovi davanti ad un film diverso da ciò a cui siamo solitamente abituati appare evidente fin da subito, come succede in altri film dello stesso regista.
La pellicola è direttamente ispirata ad un fatto di cronaca, la strage del liceo Colombine a Portland del 1999, che fece 13 morti tra studenti e professori.  Esce un anno dopo la realizzazione  del documentario Bowling a Columbine, diretto da Michael Moore, che fu anch’esso ispirato dallo stesso fatto di cronaca sviluppandone però  aspetti differenti.
Mentre Moore si sofferma proprio sul tema dell’America violenta e quello della facilità nel reperire  armi da fuoco,  Van Sant dedica poco spazio a queste tematiche decidendo di compiere un’operazione molto più complessa.

 

LA REALIZZAZIONE DEL FILM 

Oltre  al caso di cronaca appena citato si deve indicare un’altra importante  fonte d’ispirazione : il mediometraggio del 1989 diretto da Alan Clarke intitolato anch’esso Elephant[1]. Come Van Sant ha dichiarato in un’intervista, scoprì questo film grazie all’amico Harmony Korine[2] che lo riteneva il suo film preferito.  L’opera di Alan Clarke è ambientata in Irlanda del nord e tratta il tema del conflitto nordirlandese. L’influenza di questo mediometraggio non si limita al solo titolo ma è visibile anche dal punto di vista tematico e stilistico. Inizialmente Van Sant aveva scelto di realizzare una telefilm[3] ispirato agli eventi del 1999 Elephantche raccontasse le vite degli assassini e le loro situazioni familiari. In seguito cambiò idea e decise di realizzare un film.6
Van Sant diede molta importanza al casting  e alla scrittura della sceneggiatura. Gli attori erano tutti ragazzi non professionisti, normali studenti che si erano presentati al casting dopo che il regista aveva messo un annuncio sul giornale. Si presentarono inizialmente 1500 ragazzi dei quali ne vennero poi richiamati 200 a cui venne chiesto di raccontare la loro storia[4]. Van Sant, volendo rendere il tutto più naturale e veritiero possibile, oltre ad aver scelto dei normali studenti del liceo decise anche di lasciar loro molta libertà di improvvisazione. La sceneggiatura del film perciò si limitava a descrivere le azioni che dovevano compiere gli attori, lasciando però che tutti i dialoghi fossero improvvisati. I personaggi non erano stati scritti e studiati a priori. Lo stesso Van Sant dichiarò: “Ho concepito i personaggi dopo aver scelto gli interpreti. Avevamo ascoltato le loro storie personali e ciascuna di esse ha fatto nascere un certo tipo di figura”[5]. Inoltre i personaggi che i ragazzi interpretano hanno il loro stesso nome. Gli unici attori professionisti sono quelli che interpretano i pochi adulti che si vedono.

 

COMPARTO TECNICO 

Il film, girato in  35mm, è caratterizzato da uno stile registico molto particolare. È da notare ancora l’influenza dell’Elephant di Alan Clarke (vedi immagine). Fondamentale è l’uso della telecamera a mano che permette al regista di seguire i personaggi, spesso con lunghi piani sequenza, nelle loro azioni quotidiane. Come lo stesso Van Sant ha dichiarato, ci si avvicina al cinéma véritè per l’idea di mostrare tutto ciò che compiono i personaggi, ad esempio seguendoli alle spalle mentre camminano nei lunghi corridoi della scuola, cosa che per altro può anche ricordare un videogioco in terza persona. Ciò riesce a conferire maggiore realismo al film e a renderlo molto naturale, come se lo spettatore stesse veramente seguendo i personaggi mentre camminano.
La fotografia sfrutta prevalentemente l’illuminazione naturale negli esterni e le luci artificiali offerte dall’ambiente negli interni, il tutto senza l’utilizzo di filtri.  Anche in questo caso tale scelta è volta sempre a conferire una maggiore naturalezza.
La colonna sonora è praticamente assente, se non per due brani di Beethoven: “Sonate au clair de lune” e “Fur Elise”, la seconda suonata da uno dei personaggi in scena[6].

 

TEMATICHE 

Il titolo del film ci offre già diverse possibilità di interpretazione. Come si può intuire viene ripreso il significato dell’omonimo di mediometraggio di Clarke.
In questo senso il titolo allude al modo di dire “Un problema facile da ignorare come un elefante in un soggiorno”. Il film ci mostra quella che potrebbe sembrare una giornata tipo di un liceo americano. Ci vengono presentati vari tipi studenti che potremmo incontrare in una qualsiasi scuola: c’è chi è appassionato di fotografia, chi di football, il gruppo di ragazze pettegole e ossessionate dal loro aspetto fisico (cui viene aggiunto l’elemento della bulimia che viene presentato anch’esso come qualcosa di quotidiano e non fuori dalla norma), la ragazza bruttina ed emarginata, i bulli e via dicendo.In mezzo a questo mare di normalità vediamo anche la giornata dei due assassini, ai quali si da però lo stesso rilievo degli altri personaggi, quasi ponendo il loro comportamento deviato sullo stesso piano di quello degli studenti “normali”. Viene presentato perciò questo problema che, ancora una volta, si trova all’interno dell’America e non all’esterno, come può essere la minaccia del terrorismo, e al quale non si da il giusto peso. L’acquisto delle armi, problema al quale non viene dedicato molto spazio e importanza, viene presentato anch’esso come un qualcosa di comune. 20131203223333Il fatto di sviluppare i personaggi degli assassini come tutti gli altri serve proprio a far capire come questo ingombrante problema interno all’America venga trascurato ed ignorato il più possibile, preferendo occuparsi dei problemi esterni. Non a caso uno dei due assassini ha appeso al muro il disegno di un elefante, quasi a voler alludere al fatto che questo grande problema sia proprio all’intero del luogo più quotidiano e più intimo che si possa immaginare: all’interno delle case, delle famiglie, radicato nel profondo dell’America.
Come ha notato anche il critico Paolo Mereghetti riguardo al titolo: “Van Sant aveva presente anche una parabola buddista[7] in cui alcuni ciechi tastano un elefante, e ciascuno crede di comprendere la natura dell’animale a seconda della parte toccata”[8].
Da questo punto di vista si può cominciare un’altra riflessione che riguarda le ragioni e le cause che hanno spinto i due ragazzi a compiere la strage.
In tutta la prima parte del film non sappiamo chi sono gli assassini. Ci vengono presentati come tutti gli altri personaggi e non come particolarmente problematici. Anzi, sapendo già come andrà a finire la storia raccontata, ci chiediamo subito quali dei ragazzi che vediamo siano gli assassini. Non riusciamo però a risponderci perché tutti hanno dei problemi più o meno importanti. Un ragazzo ha un padre alcolizzato, un altro viene bulleggiato, una ragazza un po’ bruttina viene esclusa dalle sue compagne e via dicendo.
Quando scopriamo chi sono gli assassini iniziamo a fare più attenzione alla loro storia, cercando appunto di capire quali siano le loro motivazioni. Ed è proprio qui che Van Sant fa sua la parabola buddista. Ognuno crede di comprendere la natura di questo problema a seconda della parte su cui si sofferma. Vengono appena accennate quelle che sono state indicate dalla stampa come le più possibili cause. Si mostra che uno dei due ragazzi viene insultato e schernito dai suoi compagni, viene appena accennata una famiglia che potrebbe non essere presente come dovrebbe, vengono mostrati i due ragazzi che si divertono con dei videogiochi violenti, viene accennata la possibile omosessualità dei due (tema molto caro a Van Sant). Il risultato di tutto ciò è che nessuna di queste motivazioni viene approfondita. Vengono tutte soltanto accennate, facendoci intuire che in fondo la causa non è solo una e che sarebbe troppo semplicistico ridurre le motivazioni di questa strage a dei videogiochi violenti o ad una famiglia assente. Título: Elephant. Calidad: Segunda generación. Propiedad de VERTIGOFILMS.Il problema è molto più vasto e complesso e Van Sant si preoccupa di metterlo in luce evitando di perdersi in possibili spiegazioni superficiali.

Infine è da notare la freddezza con cui la storia viene messa in scena senza che lo spettatore si possa particolarmente affezionare ai personaggi. La normalità di una giornata di scuola viene interrotta da un evento agghiacciante e sarebbe stato facile per il regista far immedesimare lo spettatore nei personaggi che mette in scena, eppure ciò non accade. Tutto è presentato con un freddo distacco che, seppur annullando l’empatia, riesce a mettere ancora più i brividi. Non si è mai scioccati o terrorizzati, si sa già quello che sta per accadere e si prosegue nella visione sapendo a cosa si sta andando in contro. E anche questo mancato stupore di fronte a fatti come quelli raccontati  potrebbe essere un altro elemento chiave perché ci fa comprendere come ormai siamo assuefatti alla violenza, a causa del continuo bombardamento di storie di cronaca nera che ogni giorno ci vengono mostrate.

 

PREMI E RICONOSCIMENTI 

Il film partecipò al festival di Cannes del 2003, al quale erano presenti film come Mystic River di Clint Eastwood e Dogville di Lars Von Trier, riuscendo a vincere la Palma d’oro per il miglior film e il premio per la miglior regia. La giuria dovette chiedere una deroga al regolamento perché questo vieta di consegnare entrambi i premi allo stesso film, cosa che non accadeva dal 1991 con Barton Fink dei fratelli Coen.

 

Scritto da: Tomàs Avila.

 

Note:

[1] Il film di Clarke fu concepito da Danny Boyle, che è anche produttore insieme alla BBC Northem Ireland per cui lavorava allora.

[2] Regista di film come Gummo e Spring Breakers.

[3] Come si può leggere in «Memoire d’éléphant» di Gérald Delorme, Première n. 320, ottobre 2003.

[4] Come si può leggere in «Gus Van Sant – Je suis comme Columbo, je fais semblant de ne pas savoir» Cahiers du Cinéma, maggio 2003, di Olivier Joyard e Jean-Marc Lalanne.

[5] Intervista a Van Sant presente in Michel Cieutat, «Entretien avec Gus Van Sant. Un gigantesque système oppressif» Positif n. 513, novembre 2003.

[6] Suonata da Alex ( https://www.youtube.com/watch?v=RUlytQ1xFU4 ). Secondo alcune fonti fu proprio lui a proporla al regista.

[7] Parabola tratta dagli Udana, una collezione di ottanta detti solenni di Buddah accompagnati da storie in prosa.

[8] Scheda di Elephant del Mereghetti, dizionario dei film.