Tutto quello che non sapevi sui casi di censura e interpolazione del cult di Tarantino – Pulp Fiction (1994)

In Analisi film, Cinema, Molly Jensen by Molly Jensen Comments

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Vi siete mai chiesti quanto lontana appare l’idea iniziale del regista rispetto a come viene effettivamente fornito un determinato prodotto mediale?

Pulp Fiction, il capolavoro del cineasta più citazionista di sempre, Quentin Tarantino, è stato sapientemente stravolto prima d’essere presentato come lo conosciamo adesso, fortunatamente oggi rimasto vicino a come l’ha voluto Quentin, sia nella forma che nei contenuti. Vediamo come.

1. Episodi di censura

La maggior parte delle reti televisive ha censurato le molte parolacce e i modi di dire offensivi presenti all’interno della pellicola e sostituite con un “beep”.
Il linguaggio scurrile della quale si servono i personaggi di Tarantino è considerato un marchio di fabbrica: anche in “Le Iene” pellicola dello stesso regista del 1994 il linguaggio era molto colorito. Sostanzialmente se si vuole raccontare, rappresentare e ironizzare la violenza, come in questi casi, è necessario se non indispensabile l’utilizzo di termini che userebbero dei veri gangster e dei veri delinquenti altrimenti non sarebbe credibile. La lingua utilizzata è volutamente “bassa”, fortemente colloquiale, condita da ironia e un senso innato del grottesco e del caricaturale. Al centro delle storie si distinguono rapinatori di tavole calde, sicari, boss malavitosi, droga, spacciatori, misteriose valigette, sodomizzatori, cadaveri crivellati.

 

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La manomissione del testo in questo caso ha fatto però si che i dialoghi diventassero una sorta di abbozzatura poco coerente data l’enorme quantità delle parolacce presenti in ogni dialogo (ad esempio solo la parola “fuck” viene citata 271 volte): in sostanza molti dialoghi appaiono incoerenti.

Una delle scene più famose e più omesse dalle reti televisive fu quella in cui Vincent Vega spara per errore in faccia a Marvin riempiendo l’auto di sangue: la sequenza è stata oscurata e rimpiazzata da una voce simile a quella di Travolta che grida “Oh no, ho sparato in faccia a Marvin!”.

Nella versione non censurata il gangster si era girato verso i sedili posteriori per chiedere l’opinione di Marvin ma accidentalmente lo colpisce in pieno viso: si vede chiaramente il sangue che si spande contro i finestrini. Tutto Pulp Fiction è pieno di scene intrise di humor nero, ma questa in modo significativo, soprattutto per la battuta successiva di John Travolta che dice “Ho sparato in faccia a Marvin”: la particolarità dell’episodio sta proprio nella comicità della situazione e nell’imbarazzo di Vincent che reagisce all’omicidio del ragazzo come se avesse rotto un piatto. La scena censurata ovviamente non riesce a ottenere il medesimo effetto comico. Oltre a questi due diffusi episodi di censura, la pellicola ha subito differenti alterazioni a seconda dei Paesi in cui è stata trasmessa.

• Inghilterra.

In questo paese, la versione cinematografica non ha subito alterazioni mentre la versione televisiva e in VHS non presentano la scena in cui Vincent si inietta l’eroina nel braccio a casa del pusher Lance

• America

La rete televisiva americana omette molte sequenze:
– Il dialogo iniziale fra Zucchino e Coniglietta viene ridoppiato escludendo il linguaggio scurrile usato da Zucchino. Anche in questo caso la censura non permette di cogliere appieno la conversazione fra questi due bizzarri malviventi.

– La famosa sequenza in cui Vincent e Jules parlano del massaggio ai piedi non è presente: quello che pare apparentemente un dialogo innocente in realtà nasconde molte allusioni sessuali e anche in questo caso la censura non ha gradito.

– La scena in Vincent Vega si reca da Lance per comprare l’eroina è stata completamente tagliata: probabilmente non sarebbe di buon esempio per il pubblico vedere una scena in cui si acquista della droga. Anche la successiva sequenza in cui Vincent si inietta l’eroina non é presente: si vede chiaramente, nella versione originale, il curioso effetto bicolore del sangue che si mischia all’ eroina risalendo nella siringa. A questo proposito la censura di questa sequenza non ci permette di capire perchè Mia Wallace in seguito scova nella giacca di Vincent dell’eroina e la inala scambiandola per cocaina, finendo in overdose.

– Nella scena in cui Mia Wallace, moglie annoiata del boss e cocainomane, si reca alla toilette, l’audio non é presente: nel momento in cui sniffa la cocaina ripete più volte “I said goddamn!” riferito alla forte “botta” causata dalla droga (la traduzione letterale in italiano é una serie di bestemmie).

– Censurata anche la scena in cui Mia finisce in overdose: Vincent, recatosi momentaneamente in bagno, al suo ritorno trova la donna agonizzante sul pavimento in un bagno di sangue e vomito, evidentemente troppo “impressionante” per il pubblico.

– Censurata anche la scena in cui Butch e Fabienne hanno un rapporto sessuale.

-La scena più cruda e discussa di tutta la pellicola è certamente quella che riguarda la sodomizzazione di Marsellus Wallace da parte del poliziotto omosessuale Zed: essa è un omaggio ad “Un tranquillo week-end di paura” del 1972 di John Boorman.

Ovviamente mostrare un episodio di violenza carnale per di più di natura omosessuale fu argomento di discussione pertanto la sequenza fu censurata in parte altrimenti non si sarebbe affatto potuto cogliere i motivi della “riconciliazione” fra il pugile e Wallace: nel momento in cui il Butch apre la porta della stanza in cui sta avvenendo lo stupro viene, sovrapposta l’immagine del proprietario del negozio Maynard in modo tale che il pubblico, seppur la sequenza originale duri appena 3 secondi, non possa vedere cosa stia accadendo. Ciò che Tarantino voleva ottenere era senza dubbio shock: per quanto si possa “fantasticare” chiunque guardi Pulp Fiction ha il dubbio che stia accadendo qualcosa di strano durante la conversazione fra i due sadici, Butch e Marsellus, ma indubbiamente, nonostante le urla in sottofondo, nei i secondi di attesa che impiega Butch per aprire la porta della stanza, potrebbe passare qualunque cosa per la testa dello spettatore tranne di trovarsi di fronte ad uno stupro omosessuale. Un effetto sorpresa assolutamente riuscito.
La censura fa intendere, ma non mostra, considerando evidentemente l’episodio troppo scabroso e in grado di sconvolgere il pubblico.
Tarantino, alla ricerca di un espediente per placare il conflitto fra Butch e Marsellus elabora certamente l’ultima cosa che potremmo aspettarci creando una situazione del tutto estrema.

– La figura del personaggio dello “storpio” è stata totalmente eliminata e, per forza di cose, anche alcuni dialoghi e scene in cui è presente (ad esempio quello in cui Zed fa la bizzarra “conta” fra Butch e Marsellus oppure il momento in cui Butch riesce a liberarsi)

– Altra scena tagliata dal montaggio originale fu quella dell’omicidio di Marvin, i successivi dialoghi in casa di Jimmie e la scena in cui i due killer litigano mentre puliscono l’interno dell’auto in cui è avvenuto l’omicidio: la sequenza denominata “La situazione Bonnie” appare totalmente stravolta dalla censura che in questo modo non permette di cogliere il lato comico della gravi conseguenze relative all’omicidio dove il problema- fulcro di tutta la macrosequenza è una donna (ovvero Bonnie, la moglie di Jimmie) o per citare Jules “l’elemento esplosivo rappresentato da Bonnie e la sua situazione”.

– Molte delle parole volgari presenti vennero tagliate rendendo il linguaggio meno colorito.

• Emirati Arabi e Arabia Saudita

L’ordine cronologico originale non viene rispettato: l’intera pellicola viene rimontata nel corretto ordine cronologico in modo tale che ogni episodio si concluda senza tagli intermedi. La scena finale vede Fabienne e Butch che lasciano Los Angeles in sella al chopper di Zed. Anche in questo caso non viene rispettata la volontà del regista ovvero rappresentare episodi collegati tra loro ma stravolgendo l’ordine cronologico (un po’ allo stesso modo in cui si presentano i contenuti di ogni episodio in cui la situazione di partenza viene stravolta dagli eventi e i protagonisti si ritrovano all’interno di situazioni del tutto fuori dalla norma).

• Italia

La censura italiana vietò Pulp Fiction ai minori di 18 anni. Successivamente, fino al 1997, il divieto venne ritirato e il film passo in tv in seconda serata tuttavia accorciato di 20 minuti.

Le accuse che più accompagnarono le motivazioni di censura della pellicola furono quelle di un eccessiva e gratuita violenza addirittura banalizzata: i comportamenti aggressivi e immorali dei protagonisti si ritrovano nel bel mezzo dell’accusa di incitare al comportamento aggressivo e quindi indubbiamente diseducativi per i giovani.

Ma ciò che contraddistingue Pulp Fiction non è la violenza o le parolacce, è un dato che la censura non riesce a cogliere: come poter raccontare una storia o una serie di storie ispirate ai “pulp magazine” che negli anni 30-40 pubblicavano racconti criminali tanto popolari quanto eccessivi, dove i protagonisti sono gangster pupe e criminali, Tarantino ha indubbiamente dovuto abbracciare la violenza. Il suo intento, assolutamente ben riuscito, non era solo quello di raccontare storie di malavita ma di ridicolizzarle creando qualcosa di innovativo: partendo da situazioni-tipo/classiche (un pugile che deve perdere un incontro truccato ma lo vince e lo scagnozzo del boss che deve portare a cena la moglie di quest’ultimo senza “toccarla”), in seguito ad una serie di errori o distrazioni da parte dei protagonisti (ad esempio la dimenticanza dell’orologio da parte di Fabienne o l’uccisione di Marvin) essi avrebbero condotto a situazioni del tutto estreme e imprevedibile per via di un curioso “effetto farfalla” (una concatenazione di eventi che si mescolano in maniera imprevedibile creando situazioni inattese). Così come si coglie nei dialoghi: essi, in molte scene, paiono tralasciati al caso e senza lo scopo di garantire lo sviluppo della trama della pellicola frutto di una serie di citazioni di altre pellicole (ad esempio il dialogo fra Mia Wallace e Vincent Vega al ristorante sui silenzi che mettono a disagio è un riferimento a “Questa è la mia vita” di Jean-Luc Godard dove Nana chiede a Raoul cosa impedisca loro di condividere il silenzio: la stessa domanda viene posta da Mia a Vincent). Il loro scopo principale è quello di essere ironici e insoliti, quasi surreali e senza senso.

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Dalla sceneggiatura originale alla pellicola vennero apportati alcuni cambiamenti: ad esempio, secondo il copione originale, durante la sequenza all’Hawthorne Grill, Jules doveva sparare tre colpi a Ringo e due a Yolanda, mentre un sesto andava a colpire un cliente all’interno del locale ma a questo punto Jules riapriva gli occhi, facendo capire che tutto era stato immaginato. Continuando, secondo le prime stesure, Vincent doveva sparare tre colpi a Marvin: due in faccia ed uno (per non farlo soffrire) in gola, ma alla fine Tarantino optò per un unico colpo perché faceva apparire più “divertente” la situazione.

Tratto da una citazione di Tarantino: « Una delle cose che preferisco nel raccontare storie come faccio io, è dare forti emozioni: lasciare che il pubblico si rilassi, si diverta e poi all’improvviso… boom! voglio trasportarli improvvisamente in un altro film»

 

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Raccontare quindi la violenza in chiave semi comica: secondo il regista “la violenza fa parte del mondo” e “al cinema la violenza ha un valore estetico”.
L’intervento della censura sul taglio di alcuni dialoghi, sul linguaggio scurrile e addirittura su intere sequenze creano un film “mutilato” contribuendo a inibire il senso comico conferito alla narrazione dal regista: la censura è figlia allo stesso tempo della paura e dell’intelligenza ed ha l’obiettivo di eliminare tutto ciò che non risponde ai parametri del buon senso e buon costume ma, senza dubbio, così facendo, limita la volontà d’espressione.

Se “la violenza” è ovunque, rappresentare la violenza, coglierne il dato quasi “comico” come voluto dal regista, ha senso limitare e tagliare una forma artistica quale quella cinematografica per non “impressionare” lo spettatore? Perfino la scena dell’overdose di Mia Wallace per quanto possa apparire drammatica, viene resa assolutamente esilarante. L’intento di Tarantino è proprio impressionare, e riesce a farlo in maniera del tutto originale. Tutto è curato nei minimi dettagli perfino la colonna sonora del film riesce perfettamente a ricreare la violenza, l’humor, lo stile ed il non-sense del film in maniera brillante, concentrandosi sulla musica surf e aggiungendo alcuni classici del rock and roll statunitense e altri del blues, come “Let’s Stay Together ” di Al Green e “You Never Can Tell” di Chuck Berry e il celebre brano d’apertura “Misirlou” (Dick Dale & his Del-Tones).

2. Episodi di interpolazione Montaggio audio e scene tagliate

• INTERPOLAZIONI: MONTAGGIO e AUDIO

Anche il doppiaggio può essere considerato una pratica di interpolazione seppur concordato fra produzione e distribuzione.
Nella versione originale i dialoghi di Pulp Fiction risultano ricchi di citazioni e modi di dire tipici americani perciò molte traduzioni dall’italiano non sono state possibili e il senso, in molti casi, appare poco chiaro.

1) La conversazione tra Vincent e Jules riguardo le piccole differenze tra Europa e Stati Uniti rappresenta senza alcun dubbio il dialogo più celebre in assoluto della pellicola. Nonostante il giusto adattamento italiano (era impossibile tradurre diversamente il nome dell’hamburger senza poi perdere il riferimento ai diversi sistemi di misura americani ed europei), bisogna ammettere che al primo ascolto, per noi italiani, la conversazione risulta poco comprensibile.

Infatti il killer per “Quarto di libbra con formaggio” intende un panino del Mc Donald’s e più precisamente il “Quarter Pounder”.
Lo spettatore italiano riesce a coglierne il senso solo dopo la domanda di Jules: “E come lo chiamano il Big Mac?”.

Il “Quarter Pounder”, che da noi ovviamente non viene chiamato “Quarto di libbra”, ma “Mc Royal Deluxe” è insieme al Big Mac uno dei panini storici del Mc Donald’s, ed è quindi uno dei più longevi e famosi in assoluto.
La traduzione giusta sarebbe stata: “Sai come chiamano il Mc Royal Deluxe a Parigi?”, ma chiaramente come ho detto si sarebbe perso il riferimento al sistema metrico decimale (poi ribadito anche nella scena successiva in casa di Brett) e i traduttori avrebbero dovuto stravolgere l’intera conversazione con risultati sicuramente discutibili.

Lingua Originale: Vincent “You know what they call a “Quarter Pounder with cheese” in Paris? … they call it “Royal with cheese”.

Doppiaggio Italiano: Vincent “Sai come chiamano un “Quarto di libbra con formaggio” a Parigi? … lo chiamano “Royal con formaggio”.

2) Facendo pronunciare a Jules un nome immaginario, gli adattatori italiani sono riusciti a conservare una delle tante battute esilaranti del film.

Lingua Originale: Jules “My name’s Pitt and your ass ain’t talking your way out of this shit!”

Doppiaggio Italiano: Jules “Mi chiamo Jerda e non è con le chiacchiere che uscirai da questa merda!”

3) Gli insulti senza senso rivolti da Vincent a Butch sono stati tradotti in modo divertente ma sono molto lontani dal loro significato originale.
“Palooka” è un termine che in gergo si riferisce a un giocatore incompetente e facile da battere (va dunque a colpire Butch in quanto pugile professionista), mentre “punchy” è un aggettivo che si riferisce a una persona mentalmente un po’ confusa proprio per aver paradossalmente incassato dei pugni in testa (Vincent, quindi continua a prendersi gioco di lui perchè sa che è un pugile).

Lingua Originale: Vincent “You ain’t my friend, palooka.”

Doppiaggio Italiano: Vincent “Non sei amico mio, bestione.”

Lingua Originale: Vincent “You heard me just fine punchy.”

Doppiaggio Italiano: Vincent “Mi hai sentito benissimo palle mosce.”

4) Tarantino ama utilizzare nei suoi dialoghi molti modi di dire americani, che purtroppo risultano insensati se tradotti in lingua italiana.
Quando Mia comunica con Vincent attraverso il microfono dell’interfono dice che sarà pronta in “Due colpi di coda di un agnello”, frase tradotta con un semplice “Io verrò giù tra due secondi”.

Lingua Originale: Mia “I’ll be down in two shakes of a lamb’s tail.”

Traduzione Italiana: Mia “Io verrò giù fra due secondi”

5) La barzelletta raccontata da Mia riesce, incredibilmente, a mantenere più o meno la stessa battuta finale.

Lingua Originale: Mia” Three tomatoes are walking down the street. Papa tomato, mamma tomato and baby tomato. Baby tomato starts lagging behind and papa tomato gets really angry, he goes back and squishes him and says: ketchup.”

Traduzione Italiana: Mia “Tre pomodori camminano per la strada.
Papà pomodoro, mamma pomodoro e il pomodorino.
Il pomodorino cammina con aria svagata e papà pomodoro allora si arrabbia e va da lui, lo schiaccia e dice: fai il concentrato.”

6) Nella scena finale all’ Hawthorne Grill i traduttori italiani hanno voluto mantenere il riferimento a Fonzie di Happy Days.
L’aggettivo “cool” in inglese può significare sia “figo” che “calmo”.
Purtroppo, in italiano era impossibile mantenere questo brillante gioco di parole con l’utilizzo di un solo aggettivo come in inglese, e il risultato come si nota non è dei migliori. Risulta, infatti, abbastanza incomprensibile capire perchè il primo aggettivo che viene in mente a Yolanda per definire Fonzie sia “quieto”.

Lingua Originale: Jules “We’re all gonna to be like three little Fonzies. What’s Fonzie like?” Yolanda “Cool.”

Traduzione Italiana: Jules “Saremo tutti come tre piccoli Fonzie. Com’è Fonzie, lo sai?” Yolanda “E’ quieto.”

 

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• INTERPOLAZIONI: SCENE TAGLIATE

Un’altro tipo di interpolazioni da prendere in riferimento sono quelle compiute dallo stesso regista: alcune scene in fase di realizzazione sono stata e modificate o tagliate rispetto alla sceneggiatura originale.

1) Come già accennato in precedenza, nella sceneggiatura originale Vincent spara e a Marvin due volte: la prima, per sbaglio alla gola, e la seconda per porre fine alle sue sofferenze per rendere il tutto più cruento. Tarantino pensò che un unico colpo mortale sarebbe stato più “divertente”.

2) Stessa motivazione per una sequenza che, se inserita, sarebbe sicuramente stata d’effetto: come già anticipato, nella sceneggiatura originale Jules punta la pistola da sotto il tavolo e fa fuoco due volte colpendo Ringo “Zucchino” poi si gira e spara tra volte a Yolanda uccidendola. Dalla pistola della donna parte accidentalmente un colpo che raggiunge in pieno un uomo che muore urlando sul pavimento. Jules infine punta la pistola sull’agonizzante Ringo e lo finisce. La scena improvvisamente ritorna a Jules che parla con Ringo, svelando così che la sparatoria era stata solo frutto della sua immaginazione. La scena sarebbe sicuramente stata utile per approfondire come Jules abbia deciso di aderire totalmente alla sua nuova morale e lasciare il mondo criminale: in un altra occasione non a avrebbe esitato a uccidere entrambi i malviventi.

3) Prima di andare a cenare al Jack Rabbit Slim’s, Mia intervista Vincent con una telecamera a mano. Durante questa scena, Mia pone a Vincent alcune domande futili (gli chiede se è imparentato con la cantante country Suzanne Vega, che tipo di telefilm preferisce fra “The Brady Bunch” o “The Partridge Family”). Subito dopo gli chiede se è un tipo “alla Elvis” o un tipo “alla Beatles”. Questa scena inedita serve tra l’altro a spiegare una battuta successiva («A un Elvis-maniaco dovrebbe piacere») che Mia dice nella versione cinematografica. La scena è stata molto probabilmente eliminata dal montaggio originale per questioni di “spazio”, così come il dialogo tra Butch ed Esmeralda dove quest’ultimo, durante la corsa in taxi, spiega spiega le sensazioni che si provano ad essere un pugile ed uccidere il proprio avversario.

Censura sì censura no?

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3. Conclusioni

Spesso ci si chiede se un’autorità che attua un controllo preventivo su un’ opera cinematografica abbia effettivamente i mezzi per autorizzare o negare la sua proiezioni in pubblico o limitarne la visione.

Al giorno d’oggi sembra che nulla possa scandalizzare l’opinione pubblica, eppure quel che molti non sanno è che quasi tutti i film che arrivano nelle nostre sale non sono nella versione integrale pensata dall’autore. Da una parte c’è la censura preventiva attuata dai produttori, che non vogliono il bollino del “vietato ai minori”, per pure questioni di soldi.

Dall’altra c’è la censura dei singoli Paesi, che obbligano i distributori a togliere determinate scene, che potrebbero turbare la sensibilità della popolazione locale. La censura cinematografica è storia antica: ci sono motivi sociali, politici e religiosi dietro di essa.
Ci sono però alcuni film che sono stato vero e proprio oggetto di attenzioni morbose da parte dei censori, che hanno spezzettato, tagliato, eliminato, fino a trasformare l’identità stessa del film. In Italia due esempi importanti sono Caligola di Tinto Brass e Totò e Carolina di Mario Monicelli. Alcuni esempi di film che furono totalmente stravolti dalla censura e quasi “distrutti” furono sicuramente i casi di:

1) Arancia Meccanica di Stanley Kubrick: film del 1971 è stato bersaglio della censura fino al 2007, quando finalmente è stato eliminato il divieto ai minori di 18 anni (abbassato a 14). Come non bastasse, molte sale cinematografiche alla sua uscita rifiutarono di mostrarlo, e anche alla Mostra di Venezia, nel 1972, venne accolto tra le proteste a causa della violenza esplicita. Kubrick, ad ogni modo più che ad un’esaltazione della violenza mirava ad un’accusa di quest’ultima che non è stata colta da parte della critica. La violenza presente in Arancia Meccanica può certamente essere paragonata a quella di Pulp Fiction (sebbene fosse molto più grottesca e meno esilarante).
Lo stesso vale per film come “Funny Games” di Michael Haneke e “Natural Born Killers” di Oliver Stone, tutti film dove l’orrore viene narrato usando il linguaggio del grottesco e dell’humour nero.

2) L’esorcista di William Friedkin: ancora più forte la reazione all’horror per antonomasia, che all’uscita nelle sale, nel 1973, fu vietato nel Regno Unito, in Malesia e a Singapore, e che causò malori, svenimenti, e problemi per regista e produttori. Il mondo non era ancora pronto per un film del genere, che ancora oggi peraltro spaventa molti, tanto che alcune scene sono ancora inedite. L’Esorcista è stato il primo horror che ha scandalizzato il mondo intero creando un personaggio paranormale (ovvero Regan, interpretata da Linda Blair, la bambina vittima della possessione) degno tuttavia di entrare a far parte dell’immaginario collettivo e della storia del cinema.

3) Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci: questa volta la motivazione della censura sono state le scene troppo esplicite dal punto di vista sessuale, e il riferimento è soprattutto a due scene: nella prima si ha come protagonista il lato B di Maria Schneider, nel secondo un rapporto tra lei e Marlon Brando. La motivazione, nel 1972, fu la seguente: “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. “Ultimo tango a Parigi” rappresenta un rapporto che sfocia in una tragedia passando attraverso la controversa storia sessuale dei due protagonisti: molte delle scene divennero motivo di scandalo a causa dei nudi espliciti della Schneider e le costanti scene di sesso.

4) Brian di Nazareth dei Monty Python: nel caso di questo capolavoro del 1979 ad opera del gruppo comico britannico, la censura fu dettata solo ed esclusivamente da motivazioni religiose, in quanto il film venne definito blasfemo, per aver ridicolizzato la storia dei Vangeli. In realtà, anche in questo caso, si tratta solo di un film molto intelligente, più del pubblico cui era destinato. Censurato in molti Paesi, si fregiava del seguente sottotitolo nell’edizione svedese: “Questo film è talmente divertente che in Norvegia l’hanno censurato”

 

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Scritto da: Molly Jensen