Recensione The Artist

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THE ARTIST

Regia: Michel Hazanavicius
Produttore: Thomas Langmann
Colore: B/N
Anno: 2011
Genere: drammatico, commedia sentimentale
Oscar: Miglior film, migliore regia, miglior attore protagonista, migliori costumi, miglior colonna sonora.

Con il film The Artist, il pubblico ritorna alle atmosfere sognanti e dello star system di fine anni 20. Il regista Michel Hazanavicius ha creato un film omaggio al cinema degli anni 20, muto e in bianco e nero.

The Artist si apre con la rappresentazione di un film muto all’interno di un film altrettanto muto. E già da questa prima scena veniamo proiettati a fine anni 20, dove la colonna sonora dei film veniva fatta direttamente al cinema, e dove la bravura degli attori era data dalla loro capacità di recitare solo con le movenze e l’espressività del loro corpo, sottolineati attraverso l’utilizzo di primi piani e di inquadrature al dettaglio di occhi e bocche.

La scelta del regista è stata molto rischiosa, essendo oggi il cinema completamente immerso in un frastuono di voci e rumori. Ma, nonostante manchi uno degli elementi basilari del cinema contemporaneo, la voce, il film non perde la sua espressività e capacità di linguaggio. Un “suono” fatto di volti e movenze, che danno al film la stessa chiarezza e comprensione di un film sonoro.

The artistTutto è muto nel film, eppure non potrebbe essere più comunicativo: la capacità di espressione non si riduce alla mera parola, e questo film ne è la prova.

The Artist è una storia d’amore tra un grande attore del cinema muto, George Valentin, che perde la sua fama – cadendo poi in disgrazia – dopo l’avvento del sonoro a fine anni 20, e dopo che tutte le case di produzione hanno abbandonato il cinema muto per dedicarsi ed investire in quello sonoro, e di Peppy Miller, una ragazza che mentre Valentin cade in rovina, scala il successo diventando una vera star del nuovo cinema. The Artist è una semplice storia d’amore, che nonostante sia priva di dialoghi e colori, non perde la sua carica emotiva, dimostrando come l’amore nel cinema sia senza tempo.

Guardando il film The Artist ci si rende conto che quello che conta davvero è saper raccontare una storia, e che il colore e i dialoghi possono essere un elemento non indispensabile.

Fondamentale per la riuscita del film è la grandissima espressività del protagonista, interpretato da Jean Dujardin, e sempre accompagnato dal non meno bravo e fedele amico cagnolino Uggie, e di Bérénice Bejo ( Peppy Miller). Tutto dei loro volti, soprattutto il loro coinvolgente sorriso, e tutto delle loro movenze, li rende degni di essere delle star del cinema muto.

Ma soprattutto, come ho già detto, fondamentale è stata la bravura del regista nel raccontare questa storia, e nelle scelte per caricare il film di una forte emotività: come l’incubo di George Valentin, premonitore dell’avvento del sonoro, dove tutti gli oggetti hanno una loro voce, tranne lui, che non riesce ad urlare.The artist

Un film che per le scelte di narrazione non è meno drammatico dei film sonori di oggi.

Michel Hazanavicius ha fatto un vero omaggio al cinema muto, raccontandolo in tutti i suoi aspetti in una storia che è il metacinema del metacinema. Tutto è come era nei sognanti anni 20: i titoli di coda – dove Peppy Miller vede il suo nome salire tra quelli più in alto -, l’uso dell’iris per il passaggio da un’inquadratura ad un’altra, lo star system e i suoi divi irraggiungibili, i primi piani sui visi degli attori – sulle loro smorfie – , e quel momento di passaggio al sonoro, che per gli attori della vecchia generazione (“ mio padre è un suo grande fan”) è stato una disgrazia, e per i nuovi un’ascesa alla vetta della fama e della gloria.

In conclusione, The Artist è un film che perdendo la voce non perde la sua capacità di narrare una storia: drammatico come potrebbe essere un film di oggi, romantico e senza tempo.

Scritto da: Veniavelia