Recensione Kill Me Three Times

In Cinema, Recensioni brevi, Tomàs Avila by Tomas Avila

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Regia: Kriv Stenders.
Soggetto: James McFarland.
Sceneggiatura: James McFarland.
Musiche: Johnny Klimek.
Direttore della fotografia: Geoffrey Simpson.
Produttore: Tania Chambers, Laurence Malkin, Share Stallings.
Anno: 2014.
Durata: 90′.
Paese: Australia, USA.
Interpreti e personaggi: Simon Pegg ( Charlie Wolfe), Alice Braga (Alice Taylor), Sullivan Stapleton (Nathan Webb), Teresa Palmer (Lucy Webb), Luke Hemsworth (Dylan Smith), Callan Mulvey (Jack Taylor), Bryan Brown (Bruce Jones).

 

Il film narra le vicende di diversi personaggi, tra tradimenti, rapimenti e omicidi. La storia principale è una sola che però viene divisa in 3 capitoli, in ognuno dei quali verranno ripercorsi gli eventi dal punto di vista di alcuni personaggi. Poco alla volta si aggiungono informazioni in più e riusciamo a mettere insieme i vari tasselli del puzzle, fino al finale in cui tutte le sottotrame finiranno inevitabilmente per incontrarsi. Il personaggio che unisce tutti i capitoli è quello del killer Carlie Wolfe, interpretato da Simon Pegg[1].

Sono diversi i motivi per cui questa pellicola poteva promettere bene: per prima cosa il fatto che si tratta di una produzione in parte australiana (e in parte americana), perché è proprio dai 2000 in poi che abbiamo potuto vedere una rinascita dell’ozploitation con grandi film come i due “Wolf Creek”[2], “The loved Ones”[3], “Babadook”[4] e molti altri, insomma un nuovo periodo d’oro per il cinema di genere australiano (“Kill me three times” aveva già tutte le carte in regola per inserirsi tra questi ottimi film, promettendo storie di gangster, tanta ironia e violenza). In secondo luogo il nome di “Simon Pegg” ha attirato subito la mia attenzione, l’attore britannico è diventato ormai di culto, specialmente dopo la bellissima trilogia del cornetto, motivo per cui vederlo interpretare uno spietato e cinico killer mi interessava particolarmente. Qualcosa però è andato storto: il film non funziona sotto ogni punto di vista. La storia è banale, vista ormai troppe volte, e il continuo andare avanti e indietro nel tempo, rivedendo da diversi punti di vista gli avvenimenti, non riesce a renderla più interessante. L’ispirazione principale del regista sono palesemente i film di Quentin Tarantino[5] e i derivati: ritroviamo infatti la divisione in capitoli, la narrazione spezzettata con vari flashback, l’ironia e la violenza che caratterizzano i suoi film. Se Tarantino però riesce a gestire alla perfezione tutte queste cose, non si può dire lo stesso di Stenders. Il risultato è un film veramente piatto e poco interessante, che non mantiene viva l’attenzione neanche attraverso i vari flashback, dove certi personaggi e dialoghi sembrano veramente una brutta copia dei modelli a cui si ispirano. Neanche Simon Pegg riesce a risollevare la pellicola, offrendoci una delle sue peggiori interpretazioni. Di certo la colpa non è solo sua, ma soprattutto del modo in cui è stato scritto il suo personaggio, sempre sopra le righe e che vorrebbe risultare simpatico con le varie gag e battute che gli sono affidate, fallendo completamente. Il tutto è reso ancora più irritante dalla colonna sonora onnipresente che fa il verso, ancora una volta, a quelle di Tarantino.
Si salvano qualche movimento di macchina e qualche inquadratura, per il resto un film da dimenticare. È un vero peccato viste le buone premesse. Speriamo di non vedere più Pegg impegnato in ruoli del genere.

In Italia è ancora inedito.

 

Scritto da: Tomàs Avila.
Note:

[1] Link IMDB dell’attore: http://www.imdb.com/name/nm0670408/?ref_=fn_al_nm_1 .

[2] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0416315/?ref_=fn_al_tt_1 .

[3] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1316536/?ref_=fn_al_tt_1 .

[4] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt2321549/?ref_=fn_al_tt_1 .

[5] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000233/?ref_=nv_sr_1 .
Scritto da: Tommi