Recensione El Bar

In Cinema, Recensioni brevi, Tomàs Avila by scheggedivetro

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Regia: Alex de la Iglesia.
Soggetto: Alex de la Iglesia, Jorge Guerricaechevarrìa.
Sceneggiatura: Alex de la Iglesia, Jorge Guerricaechevarrìa.
Musiche: Carlos Riera, Joan Valent.
Direttore della fotografia: Angel Amoròs.
Produttore: El Bar Produciones, Atresmedia Cine, Nadie es Perfecto, Pampa Films, Pokeepsie Films.
Anno: 2017.
Durata: 102’.
Paese: Spagna, Argentina.
Interpreti e personaggi: Blanca Suàrez (Elena), Mario Casas (Nacho), Carmen Machi (Trini), Secun de la Rosa (Sàtur), Jaime Ordonez (Israel), Terele Pavez (Amparo), Joaquin Climent (Andrés), Alejandro Awada (Sergio).

A distanza di due anni dal suo ultimo film, Mi gran noche[1], torna Alex De La Iglesia con una nuova pellicola perfettamente nelle sue corde.

el barUna mattina di un giorno qualunque nel cuore di Madrid. In un bar ci sono avventori occasionali e clienti abituali. All’improvviso la strada all’esterno si svuota e il primo che cerca di uscire per capire cosa sta accadendo viene freddato da un colpo di arma da fuoco. Cosa fare? Cercare di aiutarlo? Asserragliarsi all’interno cercando di chiamare i soccorsi? I cellulari non hanno rete e la televisione non dice nulla intorno a quanto sta accadendo. Un dubbio comincia a prendere spazio nelle menti: che in realtà non li si voglia far uscire perché l’elemento di pericolo è all’interno del bar. (da mymovies)

De La Iglesia è un regista che, nel corso della sua carriera, ha affrontato diversi generi, mantenendo sempre costante però la caratteristica che più lo contraddistingue: la comicità, in particolare un umorismo nerissimo, spesso grottesco.
El Bar non fa differenza rispetto ai suoi altri lavori e ruota tutto intorno a un macabro gioco al massacro tutto ambientato in una singola location.
Non è la prima volta che il regista spagnolo si cimenta in una storia con un’unica ambientazione (o poche ambientazioni), basti pensare a Mi gran noche, a La chispa de la vida[2] o a La comunidad[3].
Il modello può essere L’angelo sterminatore[4] di Bunuel[5], da cui viene ripresa per altro l’impossibilità di muoversi dalla singola ambientazione, in questo caso a causa di una presunta minaccia terroristica.
Ma El Bar ricorda anche il Tarantino[6] di Le Iene[7] e The Hateful Eight[8], altri esempi di giochi al massacro portati avanti dai dialoghi quanto dall’azione.

el barE se The Hateful Eight offriva una cinica riflessione sulle fondamenta su cui si regge la società americana, il massacro messo in scena da De La Iglesia parla (tra le altre cose) del terrorismo. Non tanto della minaccia reale del terrorismo, quanto della paura che provoca e dello sfruttamento mediatico di questo terrore.
In diversi film del regista vengono presi di mira i mass media, la televisione in particolare, ma questa è una delle volte in cui l’attacco è più forte. Le notizie non vengono solo deformate o distorte ma letteralmente inventate dai mass media o occultate.
In questo contesto lo spettro del terrorismo è un perfetto capro espiatorio per nascondere degli errori commessi dal governo o dall’esercito.

Altra conseguenza del terrorismo e dei nostri tempi, anche se a vedere i film di De La Iglesia, sembrerebbe più una questione legata alla natura umana, è la diffidenza verso gli atri: collaborare, anche in una situazione così estrema, è più difficile che non fidarsi di chi si ha affianco.
È proprio questo il centro del film, la vera minaccia non è tanto quella terroristica, quanto le nostre paure, ciò che ci impedisce di pensare agli altri e ci obbliga a pensare solo a noi stessi.
el barAnche quando si scoprirà la vera ragione dell’isolamento dei protagonisti, in primo piano resterà sempre lo sviluppo dei loro rapporti, esattamente come nei film di Romero, molto spesso, sono gli stessi uomini a causare i danni, più che gli zombie.

E visto che si parla di mostri, come non notare anche in El Bar l’amore incondizionato del regista per i personaggi più stravaganti, i “diversi”, i freaks che hanno popolato la sua filmografia fin dal suo film d’esordio, Accion mutante[9] del 1993. Tutti i personaggi messi in scena sono stravaganti ma si capisce chiaramente come l’attenzione di De La Iglesia sia rivolta verso quelli più estremi, in questo caso il senza tetto.

De La Iglesia prende questi personaggi, usando una scusa (poteva essere anche un altro il motivo e il senso non sarebbe cambiato) li rinchiude in un luogo, poco per volta ci mostra come degenerano i loro rapporti e li umilia sempre di più, li sporca letteralmente (di olio, di sangue, di rifiuti, di feci) facendoli sprofondare in un inferno che rivelerà una volta per tutte come sono realmente, togliendo le maschere imposte dal vivere in società.
Ironicamente, a farci la figura migliore sarà proprio il personaggio che nella prima scena (un fluido piano sequenza) viene presentato come più superficiale e meno simpatico. Ciò non vuol dire che sia moralmente superiore agli altri, semplicemente è l’unico a non morire e a ritornare, ormai irrimediabilmente sporco, a vivere in società.

el barÈ interessante notare come da La Chispa de la vida, con l’esclusione di Le streghe son tornate[10], De La Iglesia abbia dato il via a una restrizione degli spazi. Da un unico spazio aperto è passato allo studio televisivo di Mi Gran Noche arrivando a un bar. Il suo prossimo film sarà il remake di Perfetti Sconosciuti[11], perfettamente in linea con questa tendenza. Sono film che si chiudono sempre di più in sé stessi, concentrandosi sui personaggi.
E ancora una volta al lato oscuro dell’uomo sembra esserci un solo rimedio: la comicità.

Cos’altro dire di El Bar; è il nuovo film di uno dei più interessanti registi spagnoli dagli anni ’90 in poi, con una sua idea ben chiara di cinema come contaminazione di generi (e contaminazione di altri media, in primis il fumetto), da tenere d’occhio anche per i film in cui compare solo in veste di produttore, come lo splendido Musaranas[12] del 2014 o Pieles[13] del 2017.

 

 

Scritto da: Tomàs Avila.

 

Note:

[1] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt4412362/?ref_=nv_sr_1 .

[2] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1808240/?ref_=nv_sr_1 .

[3] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0255067/?ref_=fn_al_tt_1 .

[4] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0056732/?ref_=fn_al_tt_1 .

[5] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000320/?ref_=tt_ov_dr .

[6] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000233/?ref_=nv_sr_5 .

[7] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0105236/?ref_=nm_knf_i2 .

[8] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt3460252/?ref_=nm_flmg_wr_4 .

[9] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0106215/?ref_=nv_sr_1 .

[10] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt2404738/?ref_=nv_sr_1 .

[11] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt4901306/?ref_=nv_sr_1 .

[12] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt3417756/?ref_=tt_rec_tt .

[13] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt5808778/?ref_=nv_sr_1 .

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