Monografia di Tetsuya Nakashima. Parte 3

In Cinema, Monografie, Tetsuya Nakashima, Tomàs Avila by Tomas Avila Comments

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Prima di cominciare avviso i lettori che, come in tutte le altre monografie del sito, sono presenti molti spoiler, necessari per analizzare al meglio i film presi in considerazione.

 

                                                                                                                             PACO AND THE MAGICAL BOOK

Regia: Tetsuya Nakashima.
Soggetto: lo spettacolo “Midsummer Carol; Gama Oji vs Zarigani Majin” di Hirohito Goto.
Sceneggiatura: Tetsuya Nakashima e Nobuhiro Monma.
Musiche: Gabriele Roberto.
Direttore della fotografia: Shoichi Ato, Atsushi Ozawa.
Produttore: Morio Amagi, Yoshishige Shimatani, Yutaka Suzuki.
Montaggio: Yoshiyuki Koike.
Anno: 2008.
Durata: 106′.
Paese: Giappone.
Interpreti e personaggi: Koji Yakusho (Onuki), Ayaka Wilson (Paco), Satoshi Tsumabuki (Muromachi), Anna Tsuchiya (Tamako), Sadao Abe (Horigame), Ryo Kase (Koichi), Eiko Koike (Masami), Gekidan Hitori (Takita), Takaya Yamauchi (Ryumonji), Jun Kunimura (Kinomoto), Takaya Kamikawa (Asano).

 

Dopo aver stupito il pubblico grazie a due film come “Kamikaze Girls”e “Memories of matsuko”, le aspettative per il nuovo lavoro del regista erano alle stelle.

Nakashima decide di sorprendere nuovamente tornando al suo primo progetto rivolto esplicitamente ad un pubblico più giovane, prevalentemente  di  bambini, dedicandosi  a “Paco e il libro magico” tratto dall’omonimo libro di Hirohito Goto.
La storia è quella di un vecchio scorbutico e antipatico di nome Onuki che, dopo essere partito da zero ed aver fondato un’azienda ora milionaria, viste le sue precarie condizioni di salute, viene mandato in un ospedale molto particolare.
Non si capisce infatti se questo sia un manicomio o un normale ospedale. Certo è che si tratta di un luogo fuori dal mondo,completamente staccato  dal reale e popolato da strambi personaggi. Uno di questi personaggi è una bambina di nome Paco che ogni giorno legge la stessa storia da un libro regalatole dalla madre. La piccola si trova in questo ospedale a causa di un problema singolare: in seguito ad un incidente che è costato la vita dei suoi genitori, ogni notte si dimentica tutto ciò che è avvenuto durante il giorno. La bambina riuscirà a fare breccia nel cuore del vecchio Onuki che cambierà radicalmente, capendo di essersi comportato in maniera orribile durante la sua vita. Questo infatti leggerà ogni giorno la storia alla bambina e arriverà addirittura a metterla in scena, coinvolgendo gli altri personaggi, per far passare una giornata indimenticabile alla piccola Paco.
Detta così la storia può sembrare piuttosto tradizionale e si può pensare al classico film in stile Disney rivolto ad un pubblico infantile. Niente di più sbagliato.
Vediamo quindi in cosa questa piccola perla di Nakashima riesce a non distaccarsi dalla sua poetica.

Per prima cosa i personaggi.  Paco è molto dolce e perciò abbastanza tradizionale come personaggio, non si può dire la stessa cosa degli altri. A partire dal vecchio Onuki. Si sta parlando di un personaggio che si comporta veramente in modo riprovevole, arrivando addirittura al punto di picchiare una bambina, per dirne una. La sua evoluzione durante il film inoltre non è mai macchinosa e riesce veramente a smuovere i sentimenti dello spettatore, merito anche della notevole interpretazione di Koji Yakusho.
Passiamo ora ai personaggi secondari: abbiamo un travestito che fatica ad essere accettato, un uomo chiamato Morumachi che da bambino era stato un attore di successo ma che col passare degli anni è stato dimenticato e che ora ha una bassissima autostima ed è autolesionista, un uomo che in passato era stato in un gruppo di criminali e che poi, per rimediare ai suoi peccati, è diventato un pompiere. Ci sono poi un’infermiera punk (interpretata dalla Anna Tsuchiya di Kamikaze girls, molto a suo agio in queste parti) da sempre segretamente innamorata di Morumachi; il nipote del vecchio Onuki  e la moglie, un’infermiera coi denti da vampiro che vorrebbe tutti i soldi del suocero, il dottore dell’ospedale, stravagante come gli altri personaggi, quello che potrebbe sembrare un malavitoso pieno di cicatrici e il più strano di tutti, Horigome,           che odia essere umano e cerca in tutti i modi di diventare altro, un insetto, un animale e via dicendo.
Già questa manico di squinternati basterebbe per far capire che non siamo davanti al solito prodotto d’intrattenimento per bambini.
Inoltre, come al solito, Nakashima alterna la commedia al dramma, riuscendo a raggiungere anche in questo caso dei momenti molto profondi e toccanti.
Ogni personaggio ha un suo mondo e ha le sue caratteristiche e se alcuni risultano un po’ troppo stereotipati (tipo la moglie in attesa dell’eredità), gli altri sono approfonditi molto più di quanto ci si aspetterebbe da un film del genere.
Ci si trova davanti a dei temi importanti e a delle situazioni che raramente in un film occidentale rivolto a dei bambini potremmo vedere. In questo senso colpiscono molto i personaggi di Kinomoto (il travestito) e di Morumachi, in particolare quest’ultimo che tenterà addirittura il suicidio.

Il finale è struggente, la piccola Paco infatti, dopo aver passato una fantastica giornata in cui gli stravaganti personaggi hanno rappresentato la storia che legge ogni giorno, morirà. Per tutto il film siamo portati a pensare che il vecchio Onuki darà la sua vita per la bambina, per risolvere il suo problema, ma non è così.
Il suo cambiamento però non sarà avvenuto invano, rimarrà indelebile il suo ricordo nei cuori di tutti i pazienti e dei medici  dell’ospedale.

 

L’unica pecca, dal mio punto di vista, sono i primi trenta minuti circa di film che mettono insieme situazioni stravaganti e gag stupidissime senza una vera e propria storia, servono più che altro per presentare i personaggi. Da quando il vecchio conosce Paco però, la storia ingrana ed è un crescendo fino al finale.

Tecnicamente il film è eccellente. I direttori della fotografia, che hanno rimpiazzato Masakazu Ato con cui Nakashima aveva collaborato per i due lavori precedenti, si dimostrano all’altezza e ogni inquadratura è un tripudio di colori. Le scenografie sono tutte fantastiche e fantasiose all’inverosimile, ti catapultano in un mondo altro che ti fa dimenticare della realtà per tutta la durata del film.
La regia di Nakashima lascia il segno. Sono frequenti le inquadrature sbollate, che ricordano molto quelle di Terry Gilliam[1], rendono  il tutto ancora più strano e surreale.
Notevole è inoltre l’utilizzo della CGI che, seppur non ottima, non è mai fastidiosa anche se utilizzata in grandi quantità, specialmente nella parte finale.

Nakashima riesce quindi non solo a non deludere ma anche a lasciare il segno con un film adatto ad un pubblico di ogni età e che riesce a far ridere e commuovere lo spettatore.

Per vedere i premi vinti da “Paco and the magical book” andate a questa pagina: http://www.imdb.com/title/tt1056435/awards?ref_=tt_awd .

 

 

                                                                                                                    CONFESSIONS

Dopo aver scritto, nel 2009, la sceneggiatura per “Lalapipo”, pellicola di Masayuki Miyano, Nakashima torna alla regia con uno dei suoi film migliori: “Confessions”. Qui il link alla recensione, già fatta in precedenza: http://scheggedivetro.org/analisi-confessions-contiene-spoiler/ .

 

 

                                                                                                             THE WORLD OF KANAKO

Regia: Tetsuya Nakashima.
Soggetto: l’omonimo romanzo di Akio Fukamachi.
Sceneggiatura: Tetsuya Nakashima, Miako Tadano, Nobuhiro Monma.
Musiche: Gabriele Conti, Marco Streccioni.
Direttore della fotografia: Shoichi Ato.
Produttore: Kenji Kato, Naohito Miyamoto, Eiji Murano, Kazuo Nakanishi, Satomi Odake, Yutaka Suzuki, Tom Yoda.
Montaggio: Yoshiyuki Koike.
Anno: 2014.
Durata: 118′.
Paese: Giappone.
Interpreti e personaggi: Koji Yakusho (Akikazu Fujishima), Nana Komatsu (Kanako Fujishima), Satoshi Tsumabuki (Detective Asai), Hiroya Shimizu (I/ Narrator), Fumi Nikaido (Nami Endo), Ai Hashimoto (Emi Morishita), Jun Kunimura ( Dr. Tsujimura).

 

In seguito a “Confessions” e “Flarella” episodio 5, arriviamo all’ultima fatica di Nakashima. Il film in questione è “The World of Kanako” ed è stato distribuito recentemente (nel 2014) in Giappone. Per ora non ci sono notizie riguardo al suo arrivo in Italia.
Il regista adatta ancora una volta un romanzo, questa volta “Kawaki” di Akio Fukamachi.
La storia è quella di Akikazu Fujishima, un ex poliziotto (divorziato dalla moglie) che si mette alla ricerca di Kanako, la figlia adolescente scomparsa. Non sa però ciò che lo aspetta. Il nostro protagonista sprofonderà in un vero ìnferno, tra prostituzione minorile, omicidi, suicidi e quant’altro. Akikazu si troverà da solo contro tutti. Verrà inseguito da bande criminali e dalla polizia e verrà continuamente umiliato, picchiato, torturato. Nonostante tutto però continuerà nella sua ricerca della figlia.

Siamo davanti ad un film che sicuramente non è tra i migliori di Nakashima, però è comunque meritevole di una visione ed offre molti spunti interessanti. La violenza è portata all’estremo e non mancano delle scene propriamente splatter. L’alto tasso di violenza ha portato, a quanto pare, a vari scandali in Giappone.
Le tematiche trattate sono quelle che già abbiamo visto nei precedenti lavori del regista.
Come al solito abbiamo una figura femminile molto forte. In questo caso si tratta di Kanako, una ragazza che dietro ad un apparente benessere nasconde le peggiori perversioni e i peggiori segreti. Nessuno sembrerebbe conoscerla fino in fondo e nessuno sa fino a che punto potrebbe spingersi.
Addirittura Akikazu ad un certo punto, scoperti i segreti della figlia, continua a cercarla solamente per ucciderla con le sue mani, per eliminarla. Kanako assume un carattere quasi demoniaco, ci sfugge sempre eppure è sempre presente.
Se negli altri film del regista le figure femminili erano si imperfette ma comunque l’identificazione era possibile, in questo caso ciò non può avvenire. Nonostante la ragazza abbia avuto un’infanzia difficile, non riusciamo a giustificare le sue azioni. Sembra agire soltanto al fine di far soffrire le persone.
Non si può certo dire che Akikazu sia un personaggio che agisce sempre in modo condivisibile. Anzi, è anche lui disgustoso per la maggior parte del tempo. Arriva a picchiare delle ragazzine e a stuprare la sua ex moglie. Riesce però a risultare  simpatico allo spettatore, soprattutto nella seconda parte del film. Riusciamo infatti ad immedesimarci in lui e nei suoi sentimenti nei confronti della figlia.
Questo è diviso tra amore e odio, non si capisce bene quale sia il motivo che lo spinge a cercarla rischiando costantemente la sua vita.

I personaggi collaterali sono per la maggior parte terribili e perversi. Anche quelli che ci potrebbero sembrare più normali nascondono in realtà una parte buia.
La cosa che colpisce maggiormente, allo stesso modo di Confessions, è il mondo degli adolescenti. Raramente in un film ci troviamo di fronte a dei ragazzi del genere, parte di un universo malato del quale i genitori non sono a conoscenza.
Tornano di nuovo i temi del bullismo e del suicidio, esasperati forse ancora più che nelle altre pellicole del regista.

Il film fa il salto di qualità col finale. Il ritmo cala improvvisamente e i tempi si dilatano, portando ad un finale molto poetico che rappresenta il culmine della discesa negli inferi.  Akikazu, dopo aver scoperto che sua figlia è stata assassinata da una sua professoressa la cui figlia era da lei stata introdotta in un giro di prostituzione, sembra autocondannarsi a cercare in eterno il cadavere di Kanako.
Sembra infatti darsi la colpa per come è diventata sua figlia, dicendo che dalla spazzatura nasce solo altra spazzatura. Rimane anche nel finale dubbio il motivo per cui continui a cercare sua figlia, anche ora che sa che è morta.

Nakashima, famoso per la sua severità con gli attori, lascia questa volta completa libertà di improvvisazione. Il risultato è che alcuni personaggi, trai quali il protagonista, risultano un po’ troppo sopra le righe, cosa che comunque era voluta dal regista che cerca come sempre di bilanciare il dramma con una buona dose di comicità, che questa volta però appare a tratti un po’ forzata.
Il comparto tecnico è come al solito degno di nota. Il regista si dimostra molto abile a cambiare stile.

“ World of Kanako” risulta infatti diverso da tutti i suoi lavori precedenti: è lontano sia dalla semplicità di “ Happy go lucky” e “Beautiful Sunday” che dai colori accesi di “Kamikaze girl” e i seguenti due film, che dal minimalismo di “Confessions”.

Per vedere i premi vinti da “World of Kanako” andate a questa pagina: http://www.imdb.com/title/tt3108158/awards?ref_=tt_awd .
Attualmente Nakashima non si sta dedicando ufficialmente a nessun progetto, anche se ha dichiarato di essere interessato a girare un film sci-fi.

 

 

Scritto da: Tomàs Avila.

Note:

[1] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0000416/ .