Monografia di Hong-jin Na. Parte 2

In Cinema, Hong-jin Na, Il Cinema della Corea del Sud, Tomàs Avila by Tomas Avila

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Prima di cominciare avviso i lettori che, come in tutte le altre monografie del sito, sono presenti molti spoiler, necessari per analizzare al meglio i film presi in considerazione.

 

FILMOGRAFIA DA REGISTA

-5 minutes, 2003 (cortometraggio)
A Perfect Red Snapper Dish, 2005 (cortometraggio)
-Sweat, 2007 (cortometraggio)
The Chaser, 2008
The Yellow Sea, 2010
The Wailing, 2016 

 

 

THE WAILING 

The Wailing

 

Regia: Hong-jin Na.
Soggetto: Hong-jin Na.
Sceneggiatura: Hong-jin Na.
Musiche: Young-gyu Jang, Dalpalan.
Direttore della fotografia: Hong Kyung Pyo.
Produttore: John Penotti.
Anno: 2016.
Durata:156′.
Paese: Corea del Sud.
Interpreti e personaggi: Jun Kunimura (Lo Straniero), Woo-hee Chun (La donna senza nome), Jung-min Hwang (Il-Gwang), Do Won Kwak (Jong-gu).

 

Indice:
Religione
Lo straniero
La donna vestita di bianco e lo sciamano
La rielaborazione dei generi
La realizzazione del film
Major
Conclusione

Dopo sei anni di attesa è finalmente arrivato nel 2016 il terzo lungometraggio del regista. The Wailing lo consacra come il più promettente trai giovani coreani. Si tratta del suo film più ambizioso e complicato, il suo lavoro che più di tutti richiede l’attenzione e l’intervento attivo dello spettatore.
The WailingCome per The Yellow Sea, la durata è decisamente fuori dagli standard del cinema di genere: addirittura due ore e mezzo che, nonostante il ritmo sia piuttosto lento nella prima parte, sono dense di avvenimenti, di cambi di prospettiva e di completi ribaltamenti di ciò che si credeva.

In una piccola città della provincia coreana avviene un brutale omicidio, sul quale inizia ad investigare l’impacciato poliziotto Jong-gu. Ben presto gli avvenimenti fuori dalla norma cominciano a moltiplicarsi, così come si moltiplicano le piste dell’indagine che sembrano portare a un misterioso giapponese (lo straniero del titolo). Un altro misterioso personaggio, una giovane donna vestita di bianco, compare ogni tanto e sembra sapere qualcosa riguardo a ciò che sta succedendo. Ben presto si entra nel territorio del paranormale e la storia si complica ancora maggiormente quando la figlia di Jong-gu inizia a comportarsi in modo sempre più strano.

Non è facile parlare di un film come The Wailing se non lo si è visto più volte. Come detto nell’introduzione, è una pellicola ambiziosa e complicata, densa di sottotesti e letture differenti, a volte anche contrastanti.
Lo stesso Na Hong-jin ha dichiarato in svariate interviste che è stato il suo lavoro più sentito e più difficile. Ci sono voluti ben due anni e otto mesi per scrivere la sceneggiatura, sei mesi di riprese e un anno di post produzione.

 

 

Religione  

L’idea di base è nata dopo The Yellow Sea, quando sono morte delle persone molto vicine al regista che si è iniziato a interrogare sul senso di questi avvenimenti. Ciò lo ha portato ad incontrare rappresentanti di diverse religioni. Da qui è nato The Wailing. In effetti la prima cosa che salta all’occhio nel film è la forte presenza della religione, però non di una soltanto. Alla religione cristiana vengono affiancate quelle più spiccatamente orientali, arrivando addirittura ai culti sciamanici. Na Hong-jin si è definito cristiano, appartenente ad una famiglia molto credente. Tuttavia ha anche specificato di avere molti dubbi a riguardo che lo hanno portato ad avvicinarsi ad altre religioni, come il Buddhismo. The WailingIl punto di vista principale rimane però quello cristiano anche se, alla fine della storia, non sembra molto consolatorio.
Come vedremo, non contesta l’esistenza del Diavolo, del male, ma l’utilità delle religioni per sconfiggerlo.

Come nei suoi precedenti lavori, il regista non risparmia niente a nessuno arrivando ad un finale veramente amaro. Né la religione, né lo sconfinato amore di un padre per la figlia riescono ad eliminare il male. E l’identificazione con il protagonista, specialmente nelle struggenti scene finali, è totale perché si trova perso nel caos che domina il mondo, come lo spettatore. Dopo essersi rivolto a preti e sciamani, rivelatisi inutili se non dannosi, si ritrova da solo contro tutti, con un unico obiettivo: salvare la figlia. Nelle scene finali, quando Jong-gu deve scegliere se fidarsi della donna vestita di bianco o dello sciamano, ci troviamo esattamente nella sua stessa condizione. Anche lo spettatore deve scegliere da che parte stare, perso nel vortice di incredibili avvenimenti. Tuttavia, alla fine, tutto sembra inutile e nessuno, neanche il protagonista, riesce a scamparla.

È da sottolineare inoltre l’attenzione con cui il regista tratta i temi religiosi. Prima di realizzare The Wailing ha fatto diverse ricerche sui culti sciamanici, assistendo veramente ad alcuni di questi.
La scena del rituale, forse il momento più bello dell’intera pellicola, è stata realizzata con estremo realismo. In pratica si tratta di una vera formula di rituale, dalla musica di sottofondo a ciò che fa il sacerdote.

 

Lo straniero 


Importantissimo è il personaggio del misterioso giapponese, il vero fulcro attorno al quale ruota tutta la pellicola. Fin dall’inizio la domanda che più di tutte attanaglia lo spettatore (e i personaggi) è una: chi è veramente il giapponese? Apparentemente sembra innocuo ma girano delle voci terribili sul suo conto. C’è chi racconta di averlo visto nel bosco, a quattro zampe come un animale, mentre divorava la carne cruda di un animale. È un demone? Un fantasma?

Per prima cosa bisogna dire che è con il personaggio del giapponese che Na Hong-jin inserisce il sotto testo politico-sociale (sempre presente nei suoi lavori) nella pellicola. Non è casuale il fatto che lo straniero sia giapponese. La diffidenza di tutti gli abitanti del villaggio nei suoi confronti sembra riaprire una vecchia ferita che non si è ancora del tutto rimarginata. Nel 1905 la Corea divenne un protettorato giapponese, venendo annessa all’impero 5 anni dopo. The WailingIl dominio giapponese della corea durò ufficialmente fino alla fine della seconda guerra mondiale ma in pratica cessò nel 1952.
Tuttavia, come succede anche in The Chaser e The Yellow Sea, dal caso particolare (che sta più sullo sfondo) si passa a quello universale. Il film ha due titoli: The Wailing (Il Gemito) e The Strangers (Gli stranieri). In tutta la prima parte, quella in cui la componente paranormale è appena accennata, il giapponese può sembrare un capro espiatorio della piccola comunità. Lo straniero rappresenta in questo caso la paura che si ha del diverso. Non ci si limita perciò al far tornare alla mente il periodo della dominazione Giapponese, si va oltre. Con il diverso se la prendono tutti e a volte il giapponese sembra essere veramente in difficoltà, lo vediamo addirittura piangere. Nel finale sarà proprio lui a dire:

“Non importa quello che dirò, sono uno straniero e le persone non mi accetteranno mai. Non cambierà mai.”

Il problema è che poi si rivelerà essere il male in persona, non un fantasma come si credeva, perché ha un corpo. È il Diavolo, l’incarnazione del male. Tutto ciò va in contrasto con quello che si pensava prima. Rappresenta il male fine a se stesso oppure è diventato il male in risposta agli atteggiamenti ostili nei suoi confronti?
Propendo più per la prima interpretazione ma non ne escluderei altre, come dicevo è un film che si apre a diverse letture e lo dice lo stesso Na Hong-jin:

“I tried to make a film for you. Whatever ideas come to you while you watch the film, they’re yours. I want this film to be your.”[1]

 

La donna vestita di bianco e lo sciamano 

Sono altri due personaggi molto misteriosi e ambigui.
La donna compare dal nulla e sembra sapere qualcosa riguardo a ciò che sta accadendo attorno allo spaesato Jong-gu. Come per il giapponese, anche nel caso della donna cambia continuamente la percezione che lo spettatore ha di lei. Prima sembra semplicemente un’abitante del paese, un po’ svitata. Poi si intuisce che il suo ruolo è più importante, anche se non se ne comprende il motivo. The WailingPoi, finalmente, la svolta: forse è lei il fantasma, non lo straniero. Forse è lei ad aver ucciso tutte quelle persone e ad aver diffuso l’epidemia che sta colpendo il paese. O almeno così sembra, perché basta poco per far cambiare di nuovo il punto di vista.

Si arriva al finale in cui Jong-gu deve decidere se fidarsi di lei o dello sciamano. Lo sventurato fa la scelta sbagliata e vediamo la donna, disperata, soffrire per lui. Chi è quindi? Potrebbe essere una presenza benigna, l’incarnazione del bene (Dio stesso?) che cerca di contrastare il male rappresentato dal giapponese. Alla fine non impedisce al protagonista di sbagliare, come se gli lasciasse la possibilità di scegliere, il libero arbitrio.

Anche lo sciamano è molto ambiguo. Ci si chiede da che parte stia. Inizialmente aiuta Jong-gu e sembra quasi riuscire a sconfiggere il giapponese, durante il rituale. Da quando il protagonista interrompe il rituale però, lo sciamano inizia a cambiare e sembra schierarsi sempre di più dalla parte del male. Il finale sembrerebbe confermare questa teoria ma rimane un dubbio: è sempre stato dalla parte del male o ha cambiato schieramento?
Na Hong-jin più che dare risposte sembra volere porre delle domande allo spettatore. Forse perché nemmeno lui è così certo di quale sia la risposta corretta, sempre che ce ne sia una soltanto.

 

La rielaborazione dei generi 

Se con The Chaser aveva scardinato i clichè del thriller e con The Yellow Sea aveva fuso noir e azione con una tocco da melodramma, The Wailing sorprende ancora di più per la quantità e la diversità dei registri adottati da Na Hong-jin. La parte iniziale chiama direttamente in causa Memories of Murder (già più volte citato sul nostro sito), vera pietra miliare e atto fondativo del nuovo thriller coreano.

The Chaser se ne allontanava in parte fin dai primi minuti, mentre in questo caso il regista sembra partire proprio da lì. Ambientazione rurale, pioggia onnipresente, poliziotti imbranati (qui portati all’estremo). The WailingSembrerebbe quasi un omaggio al film di Joon-ho Bong, se non fosse che dopo poco la direzione inizia a cambiare. Dal thriller-noir la pellicola vira sempre di più verso l’horror, guardando ai grandi classici del genere che il regista ha indicato come sue principali fonti di ispirazioni: The Shining[2], The Omen[3], Rosemary’s Baby[4] ma soprattutto L’esorcista[5].

Tutti questi modelli vengono ovviamente contaminati dalla cultura coreana da cui proviene Na Hong-jin e lo si nota in diversi momenti. Da come viene affrontato l’esorcismo (una sorta di versione orientale del capolavoro di Friedkin[6]) agli inserti comico demenziali, presenti soprattutto nella prima parte, a cui molti spettatori occidentali faticano ad abituarsi.
Nella seconda parte del film, specialmente negli ultimi 30 minuti, la componente horror si fa preponderante tra zombie, infetti, fantasmi, esorcismi, omicidi e il Diavolo in persona.

Il regista prende tantissimi riferimenti e li mescola tutti assieme ottenendo qualcosa di veramente unico nel suo genere. La cosa che spiazza lo spettatore ancora più del pastiche di generi è il fatto che la sceneggiatura è perfettamente calibrata e riesce a tenere sulle spine per tutte le due ore e mezza, continuando a sconvolgere ciò che si credeva fino a dieci minuti prima.
Ancora una volta Na Hong-jin dimostra di avere talento anche nello scrivere le sceneggiature dei suoi film. Sicuramente in The Wailing la tensione è più diluita rispetto a The Chaser, complice anche la durata elevata, ma non annoia mai.

 

La realizzazione del film 

Come già detto, il progetto ha tenuto impegnati il regista e il resto della crew per circa cinque anni. Gran parte del fascino di The Wailing deriva dall’atmosfera che sono riusciti a creare, curando nei minimi dettagli ogni particolare.
Le riprese sono state svolte nel corso di sei mesi, in diverse location (alcune difficilmente raggiungibili) e aspettando sempre le condizioni climatiche adatte.
The WailingIl montaggio, di Kim Sun Min[7] (che si è occupato in passato di film come Memories of  Murder e The Host[8], oltre che dei precedenti lavori di Na Hong-jin), è molto diverso da quello frenetico di The Yellow Sea. Il ritmo è molto più lento, così come la regia che diminuisce drasticamente la quantità di riprese a mano estremamente mosse che caratterizzavano la pellicola precedente.

Sono molte le riprese fisse anche se non mancano quelle più movimentate nel corso degli inseguimenti.
La fotografia di Hong Kyung Pyo[9] (noto per Snowpiercer[10] e Mother[11]), che ha sfruttato quasi solo le luci naturali, riesce allo stesso tempo a introdurre lo spettatore in una dimensione realistica ma altra rispetto alla nostra.
L’apice si raggiunge nella scena del rituale sciamanico girata da 6 telecamere differenti in piani sequenza di 15 minuti, in seguito montati tra di loro. È una scena ipnotica e tutto funziona alla perfezione: il suono ritmato dei tamburi, il montaggio parallelo e alternato tra il rito sciamanico, la bambina impossessata e il giapponese, il realismo del rituale. Un momento di grande Cinema.
Di fondamentale importanza sono anche le ambientazioni rurali, scelte tra diversi paesi, in grado di creare già da sole gran parte dell’atmosfera del film.

Va detto infine che tutti gli attori offrono delle ottime interpretazioni, su tutti Jun Kunimura (lo sventurato boss mafioso che viene decapitato da O-Ren Ishii in Kill Bill[12]) nei panno dello straniero, veramente inquietante.

 

Major 

Ci tengo infine a far notare che il film è stato prodotto dalla 20th Century Fox KR. Si tratta della prima pellicola coreana prodotta dalla statunitense Fox, occupatasi per ora della solo distribuzione su territorio coreano. È un avvenimento non di poco conto. Fino ad ora Hollywood è stata molto interessata ad importare i talentuosi registi asiatici (tra i coreani, per esempio: Park Chan-wook e Kim Jee-woon).

L’intervento diretto della Fox nelle produzioni coreane potrebbe cambiare il panorama cinematografico del paese. Il dubbio è sempre il solito: si potrebbe mantenere inalterata la libertà artistica anche con una major? A sentire Na Hong-jin non ci sono stati problemi di alcun tipo e vedendo la stravaganza del film ne abbiamo la conferma. Il regista si dice molto fiducioso per quanto riguarda il futuro della major in Corea.
Speriamo che abbia ragione.

 

Conclusione 

The WailingIn conclusione, The Wailing è un film unico, da vedere e rivedere per comprenderlo sempre più a fondo. Sono rare ormai le opere di questo tipo, quelle che ti fanno pensare per giorni e che necessitano un intervento dello spettatore. Restando nel 2016 mi viene da pensare allo strepitoso The Neon Demon[13] di Refn[14] (qui la nostra recensione). Farebbe piacere vedere più film del genere.
Riguardo a Na Hong-jin non c’è molto altro da dire, è un regista veramente talentuoso che potrebbe fare grandi cose in futuro, ancora più grandi di quelle che ha già fatto con soli tre lungometraggi.

 

 

 
Scritto da: Tomàs Avila.

 

 

Note:

[1] Link dell’intervista: http://theplaylist.net/interview-wailing-director-na-hong-jin-20160627/ .

[2] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0081505/?ref_=nv_sr_1 .

[3] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0075005/?ref_=nv_sr_1 .

[4] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0063522/?ref_=nv_sr_1 .

[5] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0070047/?ref_=fn_al_tt_1 .

[6] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0001243/?ref_=tt_ov_dr .

[7] Link IMDB del montatore: http://www.imdb.com/name/nm1030527/?ref_=ttfc_fc_cr10 .

[8] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0468492/?ref_=fn_al_tt_2 .

[9] Link IMDB del direttore della fotografia: http://www.imdb.com/name/nm0393240/?ref_=ttfc_fc_cr24 .

[10] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1706620/?ref_=nv_sr_1 .

[11] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1216496/?ref_=fn_al_tt_2 .

[12] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0266697/?ref_=fn_al_tt_1 .

[13] Link IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt1974419/?ref_=nm_knf_i2 .

[14] Link IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0716347/?ref_=nv_sr_1 .