Monografia di Tetsuya Nakashima Parte 1

In Cinema, Monografie, Tetsuya Nakashima, Tomàs Avila by Tomas AvilaLeave a Comment

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Prima di cominciare avviso i lettori che, come in tutte le altre monografie del sito, sono presenti molti spoiler, necessari per analizzare al meglio i film presi in considerazione.

                                                                  FILMOGRAFIA

-Hanoji Wasurete (1982)*
-Bakayaro!: Watashi okkote masu, episodio 2 (1988)*
-Natsu Jikan no otonatachi- Happy go lucky (1997)
-Beautiful Sunday (1998)
-Yonimo kimyo na monogatari: Aki no tokubetsu hen, episodio “Mama shin hatsubai” (film tv 2001)*
-Shiritsu tantei Hama Maiku (Serie tv 2002)*
-Shimotsuma Monogatori-Kamikaze Girl (2004)
-X’smap: Tora to raion to gonin no otoko (film tv 2004)*
-Kiraware Matsuko no Issho- Memories of Matsuko (2006)
-Pako to maho no ehon- Pako and the magical book (2008)
-Confessions (2010)
-Flarella (2010)*
-Kawaki (2014)

*Questi film purtroppo non sono recensiti perché non sono riuscito a recuperarli!

I PRIMI PERIODI

Nakashima è nato Fukoka nel 1959. Non ha frequentato nessuna scuola di cinematografia ma durante gli anni dell’università entrò a far parte di un club di appassionati di cinema con i quali girò un film in 8 mm chiamato “Ha no ji Wasurete” che fu accettato nel 1982 al Pia Film Festival, un festival di cinema indipendente che ha lanciato molti registi, trai quali anche Sion Sono.
Dopo l’università iniziò a lavorare per l’agenzia pubblicitaria Nihon Tennenshoku Eiga.
Passati un po’ di anni, il talento di Nakashima negli spot televisivi venne notato da un allora famoso regista giapponese, Yoshimitsu Morita, che gli propose di prendere parte ad un progetto.

Così nel 1988 diresse un episodio del film collettivo “Bakayro i’m plenty mad”[1] (insieme ad altri tre registi: Takahito Hara[2], Yukihiko Tsutsumi[3] e Eri Watanabe), dopo di che continuò la sua carriera come direttore di spot pubblicitari.

                                                      LE PUBBLICITA’

questa esperienza, a suo dire, gli ha permesso di crescere molto come regista. Gli spot che diresse gli diedero la possibilità di sperimentare molto, nonostante l’obbligo di inviare un messaggio promozionale.

Ne allego alcuni:
-Per J-Phone CM: https://www.youtube.com/watch?v=RYZ-DimQ3AA .

-Per Docomo: https://www.youtube.com/watch?v=ixuVWEC43yo .

-Per Sapporo: https://www.youtube.com/watch?v=BWKTRvG_e18 .

-Per Sapporo: https://www.youtube.com/watch?v=WFGcjOb0eYI .

-Per Docomo: https://www.youtube.com/watch?v=aclhM9wJJmI .

https://www.youtube.com/watch?v=zBXimha6t4c .

Questi sono tutti compresi trai 15 ed i 30 secondi e notiamo subito la cura dell’immagine che contraddistingue i suoi lungometraggi. In particolare nello spot per “Sapporo” notiamo anche l’uso del ralenti, tecnica che il regista utilizza spesso, specialmente in “Confessions”, come vedremo poi.

I VIDEOCLIP

Il regista è anche conosciuto grazie a dei videoclip girati per delle famose band giapponesi, in ordine cronologico:
1) Matsu Takako[4]– Minna hitori (2006) https://www.youtube.com/watch?v=Dl7_ur3SZkI .

2) SMAP[5]– Sotto kyutto (2009)   https://www.youtube.com/watch?v=hAtpOC46gD8 .

3) AKB48[6]– Beginner (2010)   http://www.downvids.net/akb48-beginner-original-ver–492873.html .
4) Nogizaka46[7]– Hashire! Bicycle (2012).

è da sottolineare il fatto che, nel caso di “Beginner”, girà la versione originale del video che però venne censurata perché ritenuta troppo violenta.

 

                                                                  HAPPY GO LUCKY

 

Regia: Tetsuya Nakashima.
Soggetto: Tetsuya Nakashima.
Sceneggiatura: Tetsuya Nakashima.
Musiche: Yoko Kanno.
Direttore della fotografia: Masakazu Ato.
Produttore: Haruo Takarda.
Anno: 1997.
Durata: 73′.
Paese: Giappone.
Interpreti e personaggi: Hidaka Yoshitomo (Takashi), Nagi Noriko (Junko), Maki Ishikawa (Hiroko), Ittoku Kishibe (Atsuo), Hiroko Taguchi (Tomoko).

Possiamo considerare questa pellicola il vero esordio cinematografico di Nakashima.
La storia racconta di  Takashi ,  un bambino che a scuola non riesce ad eseguire  un esercizio di ginnastica ed è così costretto dal professore ad allenarsi con altri quattro compagni, anch’essi incapaci di eseguirlo.
Se anche uno solo di loro non dovesse farcela, il fallimento sarebbe del gruppo intero.
Questo è il piano narrativo principale, al quale vediamo affiancate varie storie secondarie, la maggior parte di queste raccontate utilizzando  dei flashback.
Conosciamo  la famiglia di Takashi , una famiglia disfunzionale e in crisi, visto che il padre ha avuto un incidente in auto che non gli permette più di lavorare nel negozio di loro propiretà.
Con la prima delle lunghe digressioni presenti nel film, ci viene narrato un episodio che ha segnato l’infanzia di Atsuo, padre di Takashi, e che questo non riesce proprio a dimenticare. Da bambino era molto bravo a disegnare e un giorno, come compito assegnato dalla maestra di arte, lui e i suoi compagni dovevano disegnare un complesso industriale che erano andati a visitare. Atsuo ha quasi completato il disegno, quando sua sorella colora di rosso una parte del cielo. Così il bambino decide di salvare il salvabile e di riempire il cielo di colori. Questo disegno sarà ritenuto dalla maestra di arte il migliore della classe e vincerà addirittura un concorso, vista la capacità del bambino di vedere colori che gli altri non vedono. Atsuo non svelerà mai come è andata realmente la vicenda, però abbandonerà la sua passione per il disegno.
Il padre sembra non aver ancora superato questo trauma e passa le sue giornate a guardare fuori dalla finestra vedendo spesso una ragazza che viene picchiata dalle sue compagne.

La morte della nonna di Takashi  porterà invece alla memoria di sua madre il periodo della sua infanzia e quando credeva che sua madre fosse in realtà un mostro, una donna serpente.

Il primo lavoro di Nakashima vanta una leggerezza nel trattare temi importanti attraverso dal punto di vista che è quello di Takashi. Il regista ci mette davanti a dei personaggi, ognuno con i suoi problemi e le sue preoccupazioni. Il film si presenta come la storia di formazione del piccolo protagonista che dovrà imparare  ad affrontare  i problemi che la vita mette di fronte a tutti. Il piccolo riuscirà ad affrontarli e a superarli così come lo faranno anche gli altri personaggi della vicenda: il padre riprenderà a lavorare dopo aver avuto una crisi di mezza età che lo ha portato ad andare in un bar karaoke a cantare insieme alla ragazza che vedeva bulleggiata ogni giorno , mentre la madre accetterà la perdita della cara nonna.

Ci sarà anche spazio per quello che potrebbe sembrare l’inizio di una storia d’amore tra il nostro protagonista e Tomoko, una delle compagne con cui ha dovuto allenarsi per superare la prova di ginnastica.

Anche la ragazza supererà i suoi problemi: da vittima diventerà carnefice  e  unendosi a chi prima la molestava inizierà lei stessa a picchiare  una sua compagna.

Quello che la storia di Takashi sembra dirci con leggerezza e poeticità è che la vita ci mette costantemente di fronte a delle prove ma che, alla fine, tutto si può superare e tutto va avanti.

Riguardo allo stile di questo lavoro di Nakashima, si nota subito la differenza rispetto ai suoi successivi film. Siamo lontanissimi dalla raffinatezza e dalla cura maniacale dell’immagine di “Kamikaze Girls” e delle pellicole che seguiranno.

Siamo distanti sia dalla fotografia coloratissima ed esagerata del film appena citato ma anche dal raffinato e curatissimo minimalismo di “Confessions”.
In “Happy Go Lucky” la fotografia è molto naturale, i colori che più saltano all’occhio sono quelli caldi della terra senza però risultare mai eccessivi ma sempre realistici.

Insomma, un esordio che non si fa dimenticare e che ha rivelato subito il grande talento di Nakashima, anche se questo prenderà poi delle strade molto diverse da quella intrapresa con questa pellicola.

Per vedere i premi vinti da “Beautiful Sunday” andate a questa pagina: http://www.imdb.com/title/tt0113937/awards?ref_=tt_awd .

 

BEAUTIFUL SUNDAY

 

Regia: Tetsuya Nakashima.
Soggetto: Tetsuya Nakashima.
Sceneggiatura: Tetsuya Nakashima.
Musiche: Yoko Kanno.
Direttore della fotografia: Masakazu Ato.
Produttore: Motohiro Hatanaka.
Montaggio:  Chiaki Toyama.
Anno: 1998.
Durata: 93’.
Paese: Giappone.
Interpreti e personaggi: Momoko Bito, Teruyuki Kagawa, Ittoku Kishibe, Masatoshi Nagase, Kumi Nakamura, Yutaka Suzuki, Tsutomu Yamazaki.

 

“Beautiful Sunday“ rappresenta una tappa di passaggio molto importante per il regista. È il film che sta tra “Happy go lucky” e “Kamikaze girl”, due opere completamente differenti. Questa pellicola presenta delle caratteristiche di entrambe pur riuscendo ad essere unica e distinta.

Nakashima questa volta ci racconta una storia molto semplice. Ci mostra ciò che fanno delle persone, che hanno in comune il fatto di abitare nello stesso condominio, in un’oziosa domenica.
I personaggi principali sono: una giovane coppia, una bambina (che viene) bulleggiata a scuola, una vecchia pazza che disturba i condomini con strane urla, una donna sola e continuamente infastidita da uno stalker e la proprietaria del condominio.

Il film mostra, alternandoli, diversi  frammenti  della domenica di questi personaggi.  La coppia, visibilmente annoiata e in crisi, è costituita da un trentenne che sembra essere rimasto fermo all’adolescenza e che di lavoro scrive le sceneggiature per una serie tv (Aquaman) e una donna molto silenziosa e annoiata della loro vita di coppia.
Li vediamo trascinarsi in giro durante tutta la giornata, quasi per inerzia. Quando sono in casa sono quasi sempre in stanze diverse e l’unica attività che fanno in coppia è giocare a lanciarsi una pallina da baseball.
Non c’è comunicazione trai due e non riescono neanche a giocare indisturbati perché vengono continuamente fatti spostare; prima dalla proprietaria di casa, poi da un gruppo di mamme che temono per l’incolumità dei loro bambini ed infine i due, una volta trovato un posto dove giocare, ammaccano una porche parcheggiata e scappano a casa.
All’inizio del film scopriamo che il marito si troverà ad essere disoccupato perché vogliono chiudere la serie TV e alla fine della giornata il proprietario della porche investirà la ragazza, cercando  di vendicarsi per il danno fatto alla sua auto.
La bambina bulleggiata è nera ed ha un rapporto strano con le sue compagne, dalle quali viene molestata, in particolare con la bambina che sta a capo del gruppo. Sembra volerla continuamente sfidare e tiene conto delle vittorie sue o della sua “nemica”.
La vecchia pazza alla fine darà completamente di matto e salirà sul tetto della casa, apparentemente per suicidarsi. Questa però si metterà a dire che gli alieni la stanno venendo a prendere e ad un tratto scomparirà nel nulla.
La donna inseguita dallo stalker, apparentemente infastidita da questo fatto,  si rivelerà poi non così indisposta nei suoi confronti, probabilmente sentendosi sola e apprezzando le sue attenzioni.
La proprietaria di casa invece sembra essere interessata ad uno dei suoi inquilini (il ragazzo che scrive le puntate di Aquaman) e passa le sue giornate tra i problemi dei condomini, la visione di film dell’orrore e il suo piccolo rifugio, ovvero una stanza dove si dedica alla pittura.

I toni del film sono molto più cupi e drammatici rispetto al precedente “Happy go lucky”. La speranza e l’allegria sono quasi completamente scomparse e vediamo i personaggi muoversi in una Tokyo spettrale e apparentemente disabitata, senza avere una meta, persi nella noia esistenziale.
Soltanto il finale sembra dare un po’ di speranza. Vediamo infatti la coppia intenta come d’abitudine a non comunicare, quando il ragazzo, preso da un lampo di vita, inizia a cantare una canzone facendo ridere la compagna.

(Se si nota molto più pessimismo che nel  precedente lavoro del regista, lo stile delle riprese e della fotografia sono invece simili ad “Happy go lucky”) anche se tendono di più verso i colori freddi, essendo ambientato in città e non in un paesino come nel caso dell’opera precedente.)

Lo stile delle riprese, semplice e privo di virtuosismi, e della fotografia di Masakazu Ato sono simili al precedente lavoro. I colori invece appaiono più freddi dato che il racconto è ambientato in una città contrariamente a “Happy go lucky” ambientato in un paesino.
Si nota l’attenzione dedicata agli interni che iniziano a essere molto studiati e colmi di oggetti, cosa che vedremo portata avanti nei successivi lavori del regista.
Infine non manca la classica ironia di Nakashima che traspare  già dal titolo “Beautiful Sunday”:  un commento ironico riguardo alla domenica colma di imprevisti che vivono i personaggi.
L’opera è però molto più pessimista della precedente, dimostrandosi, da questo punto di vista, più vicina ai successivi lavori del regista.
Per vedere i premi vinti da “Beautiful Sunday” andate a questa pagina: http://www.imdb.com/title/tt0167787/awards?ref_=tt_awd .

In seguito a Beautiful Sunday Nakashima gira due film per la televisione: “Yo nimo kimyo na monogatari- mama shinhatsubai!” (2001) e ”Mike Hama”, ”Private detective: mr. Nippon- 21st century man” (2002).

Continua….

Scritto da: Tomàs Avila.

Note:

[1] Link alla pagina IMDB del film: http://www.imdb.com/title/tt0315801/?ref_=fn_al_tt_1 .

[2] Link alla pagina IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm0361699/?ref_=fn_al_nm_1 .

[3] Link alla pagina IMDB del regista: http://www.imdb.com/name/nm1066739/?ref_=fn_al_nm_1 .

[4] Link alla pagina Wikipedia della cantante: https://en.wikipedia.org/wiki/Takako_Matsu .

[5] Link alla pagina Wikipedia del gruppo: https://it.wikipedia.org/wiki/SMAP .

[6] Link alla pagina Wikipedia del gruppo: https://it.wikipedia.org/wiki/AKB48 .

[7] Link alla pagina Wikipedia del gruppo: https://it.wikipedia.org/wiki/Nogizaka46 .